Sigaretta, bandiera e vita: cocktail di relativismo selvaggio

Sicuramente il latte più dei drughi di Kubrick era meglio…

Come al solito da Repubblica (c’è anche il link nel blogroll anche se Ezio Mauro ha i suoi difetti)
http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/pestaggio-verona/due-fermati/due-fermati.html
ci sono aggiornamenti sul caso di Verona dalle inquietanti tinte in Arancia Meccanica style.

In questo aberrante episodio della cronaca nera italiana ci sono un paio di dettagli alquanto sconcertanti.

1) Nicola muore a 29 anni dopo un episodio di pestaggio. La causa che ha scatenato il fatto è ridicola e nello stesso tempo inquietante.

Riporto testuali parole da Repubblica:
” ieri Dalle Donne aveva confessato di essere uno degli autori dell’aggressione a Tommasoli, 29 anni, ucciso nel centro di Verona solo perché si era rifiutato di offrire una sigaretta. “
e ancora:

“La testimonianza: “Erano delle bestie”. Al tg Studio Aperto, uno dei due amici che era con la giovane vittima ha raccontato il pestaggio. “C’erano i ragazzi, noi stavamo passeggiando, ci hanno chiesto una sigaretta, anche con un tono un po’ strano. Noi abbiamo risposto di no e abbiamo continuato a camminare per la nostra strada senza fermarci. Quando ho fatto per girarmi – ha aggiunto – uno mi ha sferrato un pugno, da lì è cominciato tutto. Due minuti di panico, faccio fatica adesso perchè ho preso tante botte, mi tiravano per i capelli, sono caduto più volte e ho cercato di difendermi come potevo, per fortuna mi sono girato, altrimenti potevo esser lì al posto del mio amico. Cosa ci dicevano? No, non insulti – ha aggiunto – ci davano le botte ma non dicevano niente. Erano delle bestie, non c’è un motivo né niente”. La vittima-testimone ribadisce l’aggressione alle spalle: “Se Nicola si fosse girato probabilmente non sarebbe lì – dice l’amico, riferendosi alla rianimazione – si sarebbe potuto difendere, avrebbe avuto solo qualche botta”. “

Una sigaretta per la vita, sembra essere l’assurdo scambio tra giovani concittadini: ma dov’è la civiltà?

2) Il Presidente della Camera Gianfranco Fini sembra che abbia commentato i fatti come segue:
(riporto da Repubblica)
“Gli scontri e le contestazioni della sinistra radicale contro la Fiera del Libro di Torino “sono molto più gravi” di quanto accaduto a Verona, dice il presidente della Camera a Porta a Porta. L’aggressione dei naziskin veronesi e la violenza dei centri sociali torinesi – afferma il Presidente della Camera- “sono due fenomeni che non possono essere paragonati”. A giudizio di Fini, in sostanza, se dietro l’aggressione di Verona non c’è alcun “riferimento ideologico”, a Torino le frange della sinistra radicale “cercano in qualche modo di giustificare con la politica antisionista”, un autentico antisemitismo, veri e propri “pregiudizi di tipo politico-religioso”. “

Premesso che bruciare le bandiere non è comunque un atto signorile, mi sembra davvero preoccupante e raccapricciante che si pongano sullo stesso piano la vita di un uomo e l’incenerimento di un oggetto (seppure simbolico).

A questo punto c’è da chiedersi veramente come si può giudicare senza cognizione di causa, senza morale, senza scala di equità e termini di paragone.

Si dovrebbero iniziare a mettere nelle scuole i test a crocette di valutazione sulle norme civili, perchè sembra che oggigiorno, ci sia un concetto quasi anarchico delle priorità.

Della serie:
Segna con una crocetta ben distinta quello che ha più valore in una società civile con stato di diritto:
a) una sigaretta
b) la bandiera di uno Stato
c) la vita di un uomo

Personalmente la risposta è molto scontata e personalmente in questo giochino il relativismo gnoseologico se ne va a riposare. In uno stato civile la vita è tra i diritti inalienabili dell’uomo. E c’è poco da discutere.

Perchè va bene che tutto è relativo, ma tutto è relativo comunque rispetto ad un contesto.

E quando il contesto è lo stato di diritto l’unico commento davanti a tanto scempio deriva dalla pietosa analisi del fatto.

Un ragazzo italiano di 29 anni è stato ucciso da 5 suoi concittadini italiani. Motivo: una sigaretta rifiutata.

Il fatto è gravissimo. Un rigurgito selvaggio di inciviltà e di ingiustizia da cui ci si può soltanto dissociare.

E scrivo punto senza possibilità di replica.

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9 thoughts on “Sigaretta, bandiera e vita: cocktail di relativismo selvaggio

  1. La cosa che giustamente voleva sottolineare il camerata Fini è che il fatto non è di per sè grave in quanto compiuto da cinque gagliardi figli d’Italia. Ben diverso sarebbe stato se un delitto talmente orribile fosse stato compiuto da dei Rumeni, per esempio. Allora sì che ce ne saremmo onestamente sbattuti delle bandiere di chiunque e avremmo mandato le squadre d’azione in giro per strada.

  2. Ma ti dirò… secondo me, Fini Gianfranco Presidente della Camera, ha ingenuamente pensato che difendendo Israele (pur dicendo un’assurdità) si dimostrava anti-fascista diventando più simpatico.

    Cmq c’è da sottolineare che sia Forza Nuova che Alemanno si sono dissociati subito dal fattaccio…

    E non so fino a che punto è di facciata.

    In fin dei conti è un fatto davvero grave. Naziskin o no…

  3. E io mi chiedo….era forse possibile non prendere le distanze??
    Sei andata sul sito del movimento a cui dicevano di essere appartenenti?
    Si dissociano chiaramente e nettamente, questo è fuor di dubbio, ma è anche chiaro che ogni movimento estremista (destra o sinista che sia) quando esalta certi “ideali” e trova la mela marcia, rischia di ottenere questo risultato.
    So che è banale questo discorso, ma a volte la risposta sta proprio nella banalità.
    Chi è senza peccato scagli la prima pietra, insomma…

  4. “Il camerata Fini”… “Cinque gagliardi figli d’Italia”… Ragazzi, sveglia.

    Siamo nel 2008 e Fini è uno statista di destra, non un camerata o un fascista. Questo tanto per essere chiari.

    Concordo con Valentina sul fatto che alla fine quella del Presidente della Camera è stata una caduta di stile. Per il resto cerchiamo di guardare i fatti ed essere meno qualunquisti.

    Cerchiamo di rispettare la vita del ragazzo senza usare la sua morte come pretesto per attaccare questo o quello.

  5. Ciao Andrea, fondamentalmente hai ragione e il mio era un commento frettoloso e di basso profilo, in tutti i sensi. L’unica cosa che ci tengo a sottolineare è il fatto che, se a compiere l’aggressione fossero stati cinque stranieri, l’indignazione di chiunque avrebbe impedito a chiunque altro in questo paese di “sminuire” il fatto, anche solo per caduta di stile. Lo dimostrano le battute di caccia al Rumeno avvenute dopo noti fatti di cronaca.
    E’ molto amaro constatarlo ma, in Italia, di fronte a un pirata della strada, a uno stupratore, a un rapinatore violento, l’indignazione popolare viene elargita secondo due pesi e due misure.
    Come se, a morire pestati, facesse meno male se chi ti ammazza è italiano o straniero. Sarei felicissimo di sbagliarmi.

  6. Per Andrea: ultimamente concordiamo troppo spesso… 😉

    Ovvio: la morte di un ragazzo innocente non può essere strumentalizzata.

    Vedremo cosa avranno da dire i diciannovenni o giù di lì al processo per omicidio volontario.

    L’unico parametro da applicare, e spero in modo rigoroso, sia la norma vigente in merito al caso.

    Per il resto… spero vivamente che un fatto di questo genere, ovvero concittadini italiani che si uccidono tra di loro senza motivo ( o per motivi ridicoli) non si ripeta più. Naziskin o no.

  7. Per Pawel:
    L’omicidio non ha bandiere. Se viene sollevata un’indignazione popolare quando a uccidere è uno straniero, vuol dire che di base c’è una grande ignoranza, che spesso sfocia nel razzismo.

    Siamo un Paese strano, considera che c’è gente al nord che ha un’ossessione per quelli del sud… eppure non siamo un’unica Nazione?

    Dipende tutto da come si fanno filtrare le notizie, ma confido sempre nel fatto che la maggioranza di persone abbia la testa sulle spalle.

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