Finalmente Ezio Mauro fa Ezio Mauro

Dopo il titolo dell’editoriale di Repubblica del 16 gennaio 2008 ero rimasta sinceramente scandalizzata che il direttore di Repubblica, il migliore quotidiano in scena nel tentennante panorama italiano, avesse chiaramente e ingiustamente canalizzato l’opinione pubblica secondo i criteri dell’intoccabile Legge della difesa dei più forti, scendendo a livelli assolutamente non degni di un giornalista degno del suo mestiere.

Verità, continenza e pertinenza.

I tre principi base del codice morale dei giornalisti.

L’ho imparato accompagnando la mia migliore amica all’esame di Stato al Consiglio dell’Ordine dei giornalisti.

Finalmente oggi una gran bella sorpresa su Repubblica, che da quel 16 gennaio 2008 ho comunque continuato a leggere come “il male minore”:

Ezio Mauro fa Ezio Mauro.

L’editoriale di oggi 17 giugno 2008 su www.repubblica.it ha questo titolo: Il vero volto del Cavaliere.

L’editoriale di oggi 17 giugno 2008 sulla più dignitosa tra le grandi testate giornalistiche italiane  non segue la logica delle Leggi del più Forte, ancora strategicamente e raffinatamente inserite in una società che si definisce post-industriale.

Ed ecco l’incipit dell’editoriale di Ezio Mauro Il vero volto del Cavaliere:

” NEL mezzo della luna di miele che la maggioranza degli italiani credeva di vivere con il nuovo governo, la vera natura del berlusconismo emerge prepotente, uguale a se stessa, dominata da uno stato personale di necessità e da un’emergenza privata che spazzano via in un pomeriggio ogni camuffamento istituzionale e ogni travestimento da uomo di Stato del Cavaliere. No. Berlusconi resta Berlusconi, pronto a deformare lo Stato di diritto per salvaguardia personale, a limitare la libertà di stampa per sfuggire alla pubblicazione di dialoghi telefonici imbarazzanti, a colpire il diritto dell’opinione pubblica a essere informata sulle grandi inchieste e sui reati commessi, pur di fermare le indagini della magistratura. “

Un riferimento dantesco a questa commedia tutta italiana che cerca di offuscare le coscienze come un grande spettacolo a reti congiunte in una realtà che continua a sfuggirci per viltà o pigrizia.

Limitare la libertà di stampa, la difesa dell’interesse personale prima del benessere collettivo, e  il mancato rispetto della responsabilità di rappresentanza delle istituzioni statali e della Costituzione.

Riforma del diritto penale.

A suo uso e consumo, a tutela degli interessi dell’imprenditore presidente.

Dall’editoriale di Ezio Mauro: ” La nuova norma berlusconiana (presentata come un emendamento al decreto-sicurezza, firmato direttamente dai Presidenti della I e II commissione di Palazzo Madama) obbliga i giudici a dare “precedenza assoluta” ai procedimenti relativi ad alcuni reati, ma questa precedenza serve soprattutto a mascherare il vero obiettivo dell’intervento: la sospensione “immediata e per la durata di un anno” di tutti i processi penali relativi ai fatti commessi fino al 31 dicembre 2001 che si trovino “in uno stato compreso tra la fissazione dell’udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado”.

Oggi Ezio Mauro scrive su Repubblica un articolo che suona di denuncia, che suona di verità, pertinenza e continenza, un articolo che esprime l’indignazione di un cittadino di uno  Stato di diritto dove la giustizia e l’integrità dovrebbero essere tutelate in primo luogo dai rappresentanti politici democraticamente eletti .

” la vergogna di una nuova legge ad personam.”

Intona Ezio Mauro sull’editoriale di Repubblica del 17 giugno 2008.

Oggi Ezio Mauro fa domande: Che c’entra la sospensione dei processi con la sicurezza? Qual è il carattere di urgenza, davanti ai cittadini?

Oggi Ezio Mauro denuncia pubblicamente un fatto di fronte alla responsabilità storica del suo accaduto:

“È una coazione a ripetere, rivelatrice di una cultura politica spaventata, di una leadership fuggiasca anche quando è sul trono, di un sentimento istituzionale che abita la Repubblica da estraneo, come se fosse un usurpatore, e non riesce a farsi Stato, vivendo il suo stesso trionfo come abusivo. Col risultato di vedere il Capo dell’esecutivo chiedere aiuto al potere legislativo per bloccare il giudiziario. Qualcosa a cui l’Occidente non è abituato, un abuso di potere che soltanto in Italia non scandalizza, e che soltanto l’establishment italiano può accettare banalizzandolo, per la nota e redditizia complicità dei dominati con l’ordine dominante, che è a fondamento di ogni autoritarismo popolare e di ogni democrazia demagogica, come ci avviamo purtroppo a diventare. ”

Era ora.

Era ora che la Repubblica tornasse a fare la Repubblica.

Era ora che qualcuno si indignasse per gli attentati alla Costituzione in difesa del sogno di una Giustizia che è uguale per tutti, che è libera dalla prepotenza dei più forti, che è la testimonianza che una società civile è fondata sul rispetto e sulla norma.

E quest’ora riaccende una speranza come il risveglio dal lungo torpore nella fedele condiscendenza della manipolazione ingrata e servile dell’opinione pubblica.

Una riflessione dal sapore di ricerca della verità, dal sapore di sguardo attento sui fatti che viviamo, sull’evoluzione della civiltà, sulla difesa della storia d’Italia e d’Europa, sulla necessità insita e completa che comunque sia non sempre tutto è perduto. 

Per l’editoriale di Ezio Mauro rimando al link:

http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-9/mauro-volto-cavaliere/mauro-volto-cavaliere.html


17 risposte a "Finalmente Ezio Mauro fa Ezio Mauro"

  1. ma guarda che la repubblica non è l’unico giornale in italia, il manifesto è da dieci giorni che grida allo scandalo per questo ennessimo calcio alla giustizia, l’unità è talmente lungimirante che aveva previsto questa amputazione dei poteri investigativi (specialmente nel campo delle intercettazioni telefoniche) ancora prima delle elezioni, i “tecnici della giustizia”, ossia pubblici ministeri, giudici e anche gli avvocati stanno rilasciando decine e decine di interviste non solo ai giornali e riviste di settore, ma anche a programmi di approfondimento televisivi e anche programmi-tribune radiofoniche, giusto una settimana fa sentivo Di Pietro che spiegava in parole povere gli effetti di queste limitazioni, sia su raitre da Augias sia su Radiodue, in pratica mentre prima intercettando il signor X per un certo tipo di reato si veniva a sapere di altri reati attraverso le intercettazioni stesse, queste messe agli atti potevano essere presentate tutte al medesimo processo; ora invece si sta leggittimando una grandissima stupidagine che rallenterà oltremodo la già lentissima giustizia italiana, in pratica da oggi se si intercetta il signor X per il reato di frode, e dalle intercettazioni si scopre che il il signor X oltre alla frode compie altri reati (fate voi…. speculazioni azionarie, falso in bilancio, furto, ecc….) che coinvolgono altri signori Y, X e Z, allora queste non potranno essere usate ai fini del processo perchè saranno valide solo le intercettazioni ottenute con la precedente richiesta ad hoc, e per ognuno di essi dovrebbe essere istituito un processo separato.
    Non solo ma verranno decimati i tipi di reati per i quali sarà possibile investigare attraverso le intercettazioni, e mentre prima per autorizzare le intercettazioni bastava la richiesta del solo pubblico ministero, d’ora in poi ci vorrà la richiesta del tribunale, quindi ci vorrà molto più tempo più burocrazia e sopprattutto più persone sapranno in anticipo che si intercetterà qualcuno, in modo tale che se fra tutte queste persone ci sia anche solo una talpa, allora la persona interessata dalle intercettazioni avrà maggiori possibilità di sapere in anticipo e quindi di poter correre ai ripari.

  2. il manifesto del 17 Giugno 2008
    IL RITORNO DEL CAIMANO
    Il dialogo ad personam: sulla giustizia decido io
    La maggioranza presenta in senato la norma «blocca processi». Berlusconi prova a chiudere i conti con «i soliti giudici di sinistra» e annuncia il ritorno dello scudo per le alte cariche che gli garantirebbe l’immunità. Gelo con Napolitano
    Matteo Bartocci

    il manifesto del 14 Giugno 2008
    Stop intercettazioni, parola alle camere
    Il governo approva all’unanimità il ddl Alfano. Protestano i magistrati. Pd e Idv: Daremo battaglia
    Matteo Bartocci
    ROMA

    Silvio Berlusconi è sicuro: «Quello sulle intercettazioni è un provvedimento che gli italiani vogliono, ogni volta che ne ho parlato in campagna elettorale la gente mi ha applaudito tantissimo». Una certezza che evidentemente è bastata a convincere alleati ignari di tutto e ministri recalcitranti. Mentre giornalisti e magistrati già preparano proteste e iniziative contro un provvedimento che vieta questo tipo di indagini in reati gravi o di forte allarme sociale come rapina, furto o sfruttamento della prostituzione.
    Alla fine il giro di vite alle intercettazioni giudiziarie e alla loro pubblicazione sui giornali è approvato all’unanimità dal consiglio dei ministri. «C’è stata una concordia assoluta – dirà a cose fatte un ministro della Giustizia Angelino Alfano gongolante – perché la prassi delle intercettazioni è stata stravolta». Il testo finale del ddl però ancora non c’è, perché, spiegano a palazzo Chigi, mancano ancora alcuni «dettagli tecnici minori».

    MICROFONI APERTI PER TRE MESI
    Stando alle anticipazioni, il ddl Alfano rispecchia l’accordo raggiunto nella maggioranza. Per il governo (ora il testo passa all’esame del parlamento) non si può intercettare per reati con pena massima inferiore a 10 anni. (è un raddoppio secco, attualmente sono 5). Ci sono però alcune deroghe specifiche definite per legge: sono sempre ‘intercettabili’ i reati di mafia, terrorismo e «grave allarme sociale», i reati contro la pubblica amministrazione (inclusi corruzione e concussione), usura, ingiuria, minaccia, molestia o «disturbo delle persone con il mezzo del telefono». Un’altra deroga, fondamentale per reati «persecutori» come lo «stalking», è la possibilità di intercettare su richiesta della parte offesa a tutela delle vittime. Giro di vite anche alle intercettazioni «ambientali» indiscriminate, possibili d’ora in poi solo nei luoghi dove c’è il fondato motivo che si svolga il crimine. Novità anche nelle procedure. La più importante è il limite massimo complessivo di tre mesi per l’ascolto. E l’autorizzazione spetterà a un collegio di tre giudici con decreto motivato e contestuale alla richiesta dell’autorità giudiziaria. Un’altra previsione che farà discutere è che le intercettazioni autorizzate per un’indagine non possono essere più utilizzate in un procedimento diverso. Infine, viene istituito un archivio riservato per la conservazione (basta atti in cancelleria) e le registrazioni vanno distrutte dopo la sentenza definitiva. Tutte le nuove norme non si applicano ai processi in corso.

    BAVAGLIO A GIUDICI E GIORNALISTI
    Stretta anche su giornalisti e «talpe». I cronisti che pubblicano intercettazioni oggetto di indagine (come quelle della clinica Santa Rita a Milano o di «Calciopoli», per fare solo due esempi) rischiano da uno a tre anni di carcere e una multa fino a mille euro. Magistrati e pubblici ufficiali che li diffondono fino a cinque anni. Inserita anche una norma rilevante ma del tutto estranea all’argomento. L’articolo 1 del ddl Alfano infatti prevede «l’obbligo di astenersi» per il magistrato che ha «pubblicamente rilasciato dichiarazioni» sul procedimento che gli è stato affidato. Lo stesso articolo prevede inoltre che il capo dell’ufficio o il Procuratore generale deve provvedere a sostituire il magistrato sotto indagine per rivelazione del segreto d’ufficio.

    SPUNTA LA NORMA «SALVA VESCOVI»
    Più garanzie se si indossa l’abito talare? A giudicare dall’articolo 12 pare di sì. Tra le pieghe del decreto è spuntata una norma ad hoc per le intercettazioni che riguardano vescovi, e abati (poniamo per corruzione nella gestione di ospedali o scuole) il pubblico ministero deve inviare «l’informazione» addirittura «al Cardinale Segretario di Stato» presso la santa Sede. Mentre se si indagano semplici monaci e sacerdoti (per esempio per violenze sessuali ) si deve avvisare il vescovo diocesano.

  3. Da “l’Unità”:
    Berlusconi contro i giudici La protesta dell’opposizione
    Ricusata la titolare del processo Mills

    È stata la norma “salva-premier” la protagonista indiscussa della mattina del senato: le opposizioni hanno esposto in aula cartelli con scritto «impunità per il premier, tolleranza zero per gli altri»……..

    …….In attesa che il decreto sicurezza passi l’esame delle Camere e si arrivi all’approvazione dell’emendamento che sospende i processi, il suo compreso, Berlusconi mette le mani avanti. Come annnunciato, il premier ha fatto presentare ai suoi avvocati l’istanza di ricusazione nei confronti della presidente del Tribunale di Milano, Nicoletta Gandus, titolare del procedimento che vede imputato Berlusconi per corruzione del giudice inglese Mills. Nicolò Ghedini, suo legale approdato anche in Parlamento, ha così depositato nella Corte d’Appello di Milano l’istanza.

    Anna Finocchiaro: «Mai in maniera così esplicita – sostiene – Berlusconi aveva dichiarato la sua volontà di intimidire la giustizia e la magistratura italiana. Trovo grave il tono della sua lettera al presidente del Senato – prosegue la Finocchiaro – trovo irrispettosa e pericolosa la presentazione di questi emendamenti che con il decreto sicurezza niente hanno a che fare e trovo sinceramente pauroso che da tutta la maggioranza non si levi una voce autonoma a difesa delle regole».

  4. Ok ok…

    L’Unità e il Manifesto che sono dichiaratamente di parte, nella mia visione non fanno testo.

    Nel senso che è ovvio che l’Unità e il Manifesto siano sempre in guardia.

    Mi ha stupito finalmente Repubblica, il miglior quotidiano in quanto obiettività e analisi, che ultimamente era diventato un po’ troppo asservito alla difesa dei più forti (vedesi l’editoriale “un’idea malata” del 16 gennaio 2008), con un editoriale chiaro, obiettivo, intelligente e giustamente “repubblicano”.

  5. E comunque non declassiamoci nell’anti-berlusconismo inutile.

    Lo conosciamo tutti bene il vero volto del Cavaliere.

    Il mio discorso è semplicemente teso ad una vittoria del rispetto che una testata onorevole come Repubblica ha mostrato verso i cittadini italiani.

    Cioè… il mio articolo, se non è chiaro, è su Repubblica e su Ezio Mauro che ha fatto bene il suo lavoro.

  6. Il tuo, Valentina, è un buon commento.
    Hai analizzato bene la situazione e sostanzialmente sono d’accordo con te.

    C’è solo un dubbio che rimbalza nella mia testa come fosse la pallina di un flipper: come mai Ezio Mauro si è ricordato proprio ora come si fa a fare il giornalista serio e obiettivo e non in quel famoso 16 gennaio che tu giustamente citi?

    Chissà, magari qualcuno gli ha promesso qualcosa e poi si è rimangiato la parola… ma no, no. Sono io che sono malizioso.
    Siamo in Italia, queste cose non succedono.

    Per il resto, ribadisco i complimenti per l’articolo (visto che dici che non te ne faccio mai, stavolta doppia razione)… Ci vediamo in Taverna.

  7. Non so perchè se ne sia ricordato proprio ora.
    cmq meglio tardi che mai.

    Il suo è veramente un articolo magistrale.

    Certamente la storia del bavaglio dei giornalisti , al di là dell’anti-costituzionalismo rispetto al diritto di informazione, potrebbe corposamente influire.

    Non trovi?

  8. Quello che mi fa ancor più specie è la lacrima di coccodrillo sgorgata da altri quotidiani pseudo liberali (La Stampa, Il Corriere, etc.) che durante tutta la campagna elettorale hanno appoggiato in modo esplicito Berlusconi, e hanno contribuito, in maniera forse determinante, alla sua schiacciante vittoria. Ed ora fanno finta di meravigliarsi vedendone la tracotanza con la quale si muove in tutte le stanze del potere, quasi fosse a Mediaset.
    Mi aspetto, tra l’altro, che forte di tanta maggioranza, nelle Aule e. purtroppo, nel Paese, non arrivi all’ impeachment del Presidente Napolitano, l’unico che possa, in un certo qual modo, tener botta.
    Credo, anche. che i resistenti (ricordate? resistere, resistere, resistere!) debbano fare sentire tutto il loro appoggio a quei pochi che difendono le libertà del cittadino.
    tanino ferri

  9. Mi sembra una buona prova del 9.

    La Stampa e Il Corriere (essendo comunque di evidente leggera tendenza, anche se di buona qualità) se ne subiscano le conseguenze.

    potrebbero sempre diventare i servetti ufficiali del grande potere Berlusconi.

    e comunque io non mi stupisco affatto, e da radicale dentro, sono veramente felice che la Bonino e company siano rimasti in camera a votare NO.

    Berlusconi si sta macchiando di una responsabilità gravissima che va ben al di là di qualsiasi rispettabile sistema democratico.

    Se la stampa e il corriere inziano a versare lacrime di coccodrillo sia, credo, il minimo che possano fare.

    Personalmente io non sono stupita di nulla di quello che questo Governo sta facendo.

    Basta leggere un qualsiasi libro di storia per capire che certi fatti sono diciamo… ovvi.

    Io non ho votato Berlusconi.

    Ma visto che gli italiani l’hanno votato e visto che grandi pseudo-liberali testate giornalistiche l’hanno felicemente appoggiato manipolando un’opinione pubblica che già di per sé in italia è suscettibile, fragile e plasmabile, ognuno prenda sulla coscienza il peso di questa responsabilità storica.

    Per quanto riguarda Napolitano… pover uomo…

    gli toccherà davvero un compito difficilissimo.

    All’età sua io sinceramente agirei secondo i migliori principi di resistenza agli ideali repubblicani, democratici e costituzionali.

    Per il resto vedano loro…

    di certo… la responsabilità storica è veramente forte.

  10. Concordo con la qualità dell’articolo e con il commento di Andrea… per il resto, non compro più Repubblica e nessua altro giornale, sia chiaro… già mi tocca pagarli con le mie tasse….

  11. Hai detto tu che la continenza rientra tra i principi cardine che dovrebbero dettare la condotta morale del buon giornalista… quindi mi chiedevo come si diventa continenti.

  12. 🙂 ah! ti riferisci al codice dei giornalisti.

    Premesso che la continenza è la capacità di esporre i fatti in maniera chiara e rispettosa (ed. es. evitare il turpiloquio. N.B. : Risposta su consulto diretto della mia amica citata).

    Per il resto… non so se esista un corso di continenza.

    Personalmente credo che sia collegato con la capacità di analisi e la civiltà di coloro che scrivono.

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