Umanesimo e arte: l’inizio dell’età moderna.

(uomo vitruviano di Leonardo)

Il XV secolo vede una complessa serie di trasformazioni sociali che segna il passaggio dall’epoca medievale all’età moderna.  A Firenze l’inizio degli Studia Humanitatis pone l’attenzione sull’uomo nella sua particolartità. Il termine latino humanitatis traduce dal greco paidèia che significa “formazione dell’uomo, educazione”.

Segue la riscoperta e la traduzione dei testi classici greci e romani conservati nei monasteri e tramandati dagli amanuensi. Poggio Bracciolini, Lorenzo Valla e Coluccio Salutati sono tra i primi protagonisti dei nuovi studi umanistici.

A questo proposito segue un’intensa prolificazione di traduzioni e studi dei classici latini e greci conservati e custoditi nei monasteri degli amanuensi che ne avevano tramandato l’eredità in tutta l’epoca medievale. Ne consegue una nuova visione antropocentrica, e antitetica alla precedente visione teocentrica medievale.

Principio ideologico che accomuna le indagini umanistiche sulla vita dell’uomo è una piena rispondenza tra presa di coscienza politica e pensiero di vita, molto sentita in particolar modo in Salutati, e in secondo luogo una visione del dotto che esula dai metodi ascetici precedentemente esaltati.

Il dotto non è più un solitario staccato dalle vicende degli uomini, ma un uomo che risponde alla sua vocazione, che serve Dio nelle problematiche della vita terrena. L’attenzione sulla costruzione di una città terrena, in antitesi con la città celeste propinata dalla Chiesa, indica la società come oggetto di riflessione e campo d’azione per l’homo novus.

Come lo stesso Salutati scrive in una lettera a frate Raffaello Bonciani:

« le due cose in terra più dolci sono la patria e gli amici»

La rivalutazione dei beni terreni, specialmente ad opera di Poggio Bracciolini, matura la considerazione positiva del sistema economico in relazione alla sua funzionalità di benessere sociale a discapito dell’individualismo della filosofia del “necessario:

« scomparirebbe dalle città ogni splendore, ogni bellezza, ogni ornamento; non più templi, non monumenti, non arti…; l’intera vita nostra e dello Stato sarebbe sovvertita se ciascuno si preoccupasse solo del necessario… allo Stato il danaro è il nerbo necessario, e gli avari ne devono essere considerati base e fondamento[1] »

L’ interesse per l’indagine sulla natura e sulle sue leggi, cessato prima dell’anno Mille per la convinzione che il patrimonio culturale consolidato fosse già completo, rivive nelle descrizioni umanistiche sugli spettacoli della natura o sulla perfezione del corpo umano. Si affaccia una diversa sensibilità sugli aspetti della vita e sul rapporto tra uomo e mondo. L’attenzione sulla corporeità della natura rende cosciente che l’uomo è corpo oltre che spirito.

La lettura critica dei passi biblici in cui si afferma che Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza deduce una fiducia nei confronti dell’uomo che culmina con la similitudine tra il potere creativo divino e la creatività umana. L’artista dell’umanesimo è visto in relazione al suo potere creativo che si esplica nell’applicazione di una visione piena della natura e nella sua dimensione fenomenologia.

In antitesi alla cultura medievale gli scritti di Leon Battista Alberti indicano l’arte non come un’attività manuale o meccanica, ma come un’attività intellettuale o liberalis. La designazione della forma come contenuto dell’opera che va al di là della funzione illustrativa apre un nuovo sguardo sulla realtà in quanto nucleo di conoscenza, ricerca e indagine.

La cultura umanistica pone il fine dell’arte come valore. Il processo conoscitivo della rappresentazione artistica si pone da un punto di vista critico della realtà fenomenologica: il valore non sta più nella cosa ma sta nell’elaborazione intellettuale che l’artista ha della cosa.

Inizia così il lungo percorso dell’arte moderna che traccia la sua storia proprio nel rapporto tra fenomeno e intelletto. La capacità di produrre fatti e valori  comporta una società attiva in cui la cultura tramandata è costantemente soggetta a critica. Il vertice della struttura sociale umanistica non ha più come modello il sovrano ma il borghese che conquista la signoria con la forza, l’ingegno o magari l’astuzia e la frode. Ai livelli inferiori della gerarchia sociale ci sono i mercanti, gli artigiani, e infine il popolo minuto. Il Principe di Machiavelli ne è la testimonianza esemplare.

Questa società ha come interesse fondamentale le relazioni della conoscenza: la natura come luogo della vita e sorgente della materia, la storia come risultato dei moventi e delle conseguenze pratiche, l’uomo come soggetto fondamentale dell’azione.

La lentezza evolutiva del campo scientifico nel ‘400 affida la risposta all’arte e non alla scienza.

La civiltà eminentemente urbana di questo periodo vede la città come un centro di un piccolo sistema statale.  Il potere concentrato nel signore si da nella decisione all’azione politica che non è più soltanto ingrandimento e conquista. La fine della società comunale è anche la fine dello sviluppo spontaneo. Lo sviluppo delle teorie urbanistiche come mezzo di riflessione della ragion politica crea l’utopia della città ideale come punto di incontro tra pensiero politico e pensiero estetico.

Il centro di Pienza progettato da Rossellino per Pio II Piccolomini è un esempio di città concepita come un’unica opera d’arte in relazione a criteri di simmetria e proporzione. La città di Biagio Rossetti vede invece un evolversi dello studio in relazione alle esigenze della realtà urbana.

 (centro di Pienza progettato da Rossellino)

Al centro delle città vi è sempre una grande piazza con il palazzo del signore, simbolo della cultura quattrocentesca. La piazza non è più il centro della vita comunitaria  ma diventa l’estensione del potere e della manifestazione pubblica cerimoniale del signore. La forma regolare e l’assetto architettonico unitario fanno dei porticato lo scenario ideale per ospitare la statua o la colonna centrale come elemento commemorativo che descrive la funzione della piazza. Il palazzo del signore lascia l’aspetto minaccioso medievale e diventa un prodotto armonico di ricerca architettonica in relazione ai parametri del bello. Il concetto romano del principato riempie le corti di letterati e artisti come specialisti o tecnici che coadiuvano la gestione del potere.

Le concezioni dello spazio e del tempo acquistano in questa nuova dimensione in una forma rappresentativa. La prospettiva come rappresentazione del vero spazio è metaforicamente collegata con la nascita di una visione storica la cui successione temporale degli eventi da il vero tempo.

La scoperta e la prima formulazione teorica della prospettiva del ‘400 sono ad opera di Brunelleschi. La teorizzazione avviene nel Trattato della pittura del 1436 di Leon Battista Alberti. Nonostante la prospettiva sia una scoperta risalente già ai trattati classici, nel medioevo il concetto era stato usato limitatamente all’ottica, ovvero alla scienza della visione.

Il punto di stazione ideale della prospettiva quattrocentesca è quello frontale: il soggetto e l’oggetto sono contrapposti e paralleli. Questo modo di vedere secondo intelletto auspica ad una congiunzione tra la percezione degli occhi e la concezione della mente. Obiettivo della prospettiva è quello di dare lo spazio come rappresentazione finita di uno spazio infinito.

(Città ideale attribita a Luciano Laurana, m 0,60 x 2, Urbino Galleria Nazionale delle Marche. Attribuita anche a Piero della Francesca, anonimo pittore fiorentino del 1470, a Francesco di Giorgio Martini, a Giuliano da Sangallo))

L’architettura in questo contesto tende ad essere il fattore di equilibrio tra le proporzioni umane e quelle della natura. La proporzionalità quattrocentesca viene intesa come una serie di grandezze paragonabili che esclude i sistemi del troppo piccolo o troppo grande. Lo studio delle proporzioni umane approda allo studio anatomico come apparato motorio e parametro di rappresentazione.

Il programma culturale che gli artisti si propongono di realizzare è appunto il rinascimento dell’antico in conformità con il giudizio di perfezione dei modelli dell’arte classica non già nella sua imitazione ma nella presa di coscienza storica del passato.

Mi sembra il caso di dire che ci sono riusciti bene.

Bibliografia

Giulio Carlo Argan, Storia dell’Arte italiana, Edizioni Sansoni per la Scuola, Firenze, 1988.

Eugenio Garin, L’umanesimo italiano  in La civilità del Rinascimento- Storia e Cultura, Volume terzo.

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15 thoughts on “Umanesimo e arte: l’inizio dell’età moderna.

    1. Ciao Valentina,

      Il tuo post è molto interessante. Forse mi sai aiutare nell’attribuzione della rappresentazione pittorica di un edificio in costruzione di cui non ricordo l’autore…
      come posso inviarti l’immagine?

      Roberto

  1. Ci sono cose che vanno dette…
    Semplicemente un’illuminata…la donna che ha reso il mio esame di storia moderna una cosa bellissima!!
    Anzi ora ci vado a scrivere un post…

  2. belissimo . favoloso. stupendo , fantastico , strabiliante, magnifico , caratteristico , interessante, carino e mitico .
    sono solo 10 parole con cui ho descritto questa ricerca che mi è servita molto !!!!!!!!!!!!!!!! grazie by sissi

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