Alessandra Facchinetti fuori dal Valentino Fashion Group

Martedì 7 Ottobre 2008 Repubblica accusa il mondo delle passerelle.

Il mercato prima di tutto. creatività compresa. Così è cambiato il mondo delle passerelle. Come racconta il caso Facchinetti.

L’inizio di un lungo dossier espiatorio in cui La moda cannibale avrebbe conquistato la più seducente delle arti con una nota di approfondimento e sgomento sul licenziamento di Alessandra Facchinetti alla sua seconda sfilata per il Valentino fashion Group.

Ma questa volta… l’ArchiLady Menabò non concorda affatto.

Anzi…

Alessandra Facchinetti ha toppato ancora. E questa volta non era assolutamente perdonabile.

Come precedentemente riportato in La Facchinetti liscia John Galliano (vedesi in sezione Moda dell’ArchiLady Menabò) era ben chiaro a tutti che il compito di tramandare la Maison Valentino non sarebbe stato dei più semplici.

Che significa rappresentare quello che non è soltanto un marchio (come vorrebbe far credere Natalia Aspesi di Repubblica) ma un’icona contemporanea di indescrivibile suggestione poetica?

Chi è Valentino Garavani?

Cosa rappresenta per l’arte della seduzione il genio creativo di Valentino Garavani?

E non ultimo: chi è la Donna di Valentino Garavani?

Questo era il Maestro.

Una Donna vestita da Venere delle Delizie.

Il rosso Valentino, ultrasexy, quasi aggressivo, procace, in un sinuoso avvolgersi di dolcezza e femminilità allo stato puro.

Lo scollo a cuore, i grandi fiocchi e il drappeggio calcolato. In rosso.

Una passione romantica, la sintesi di una classe atavica e dall’appeal che va oltre qualsiasi fantomatico mercato cannibale.

La certezza cosmica di una creatività consacrata.

La lucidità consapevole di una trasgessione altamente raffinata.

L’immortalità di una trascendenza che esula qualsiasi canone dello sperimentalismo selvaggio.

L’identità unica e infallibile di un’ibridazione perfetta che ha segnato lo Stile di un’epoca.

L’emancipazione femminile salda e consapevole dai rimasugli ultimi di una donna pudica senza perdere la grazia eterea dell’eleganza.

Un’innovazione che è e deve rimanere tradizione.

E allora… chi è Alessandra Facchinetti?

Cosa ha fatto, o meglio, non ha fatto, per essere stata licenziata dal Valentino Fashion Group?

Dopo aver abbontantemente lisciato Jhon Galliano nelle collezioni Primavera/Estate 2008 l’inclemente lavoro della stilista approda su percorsi di sperimentalismo vago ed eventuale che in un abbinamento ingrato tra nero e carta da zucchero si consuma in profili di leggiadre movenze  dallo stile incerto.

Una goffa rivisitazione del rosso che non delinea l’esattezza spirituale della donna di Valentino.

Un design che imita e non rievoca le linee guida della tradizione della maison sfiorando quasi i limiti della banalità e insistendo su quel “color nudo” che poco ha di decisa seduzione.

Fino allo sperimentalismo selvaggio e quasi osceno, di una proposizione tattile quasi parametrata secondo declinazioni cinesi.

Dopo un deciso no comment

se fossi stata Valentino Garavani, personalmente avrei chiesto il risarcimento danni.

E per rispondere alle ingrate accuse sul presunto trionfo di una legge del mercato sulle passerelle propongo di prendere carta e penna e annotare le differenze tra le Creazioni del Maestro e il lavoro di una giovane (e bella) stilista che purtroppo (per lei) non è esattamente adatta alla più suggestiva maison mai nata nel nostro Paese.

Anche perchè… Valentino non ha bisogno di essere rinnovato ma… perpetuato.

(Immagini delle creazioni di Alessandra Facchinetti tratte da Seidimoda di Repubblica)


13 risposte a "Alessandra Facchinetti fuori dal Valentino Fashion Group"

  1. أهلييييييييييين
    منور بأهله وتسلمين والله
    وانتي اللي كلك ذوق
    وأهم شيء استفدتوا من الموضوع

    فالنتينو… مصمم مبدع .. من أكثر المصممين اللي اكون حيصه دائما اني أتابع اي كوليكشن ينزل له .
    من جد بس إن شاء الله Alessandra Facchinetti تستمر على نفس المستوى

    أكبر شكراً في العالم
    الله يسلمك , والله يعطيك العافيه

    إقتباس

  2. Che dire..come avevo apprezzato il precedente articolo ora non posso che restare esterefatta da quest’analisi tanto ac curata.
    Finalmente la verità, nuda e cruda, senza giri di parole.
    Nessuno sperimentalismo sull’operato del genio.
    Lo dissi e lo ribadisco…portare avanti un tale impegno richiede oltre che spicccato talento, amore e consacrazione della linea del Maestro…

  3. In ultima analisi questo piccolo dossier mi sembra nient’altro che la verità.

    Resta comunque il fatto che la bravura della Facchinetti può essere sempre dimostrata in altre occasioni.
    Ma di certo né per Gucci e né per Valentino.

    io la proporrei per Blumarine o Cacharel.

    Ma magari una linea tutta sua risolverebbe tanti problemi visto che ha dimostrato già più volte che non sa adattarsi alla linea di una Maison.

  4. ?

    E’ una delle tante voci che in questi giorni stanno linciando la Facchinetti.
    Tu non sei dentro al coro, perché l’hai già criticata in tempi non sospetti.
    Ma non se ne può più (o almeno io non ne posso più) di tutti questi che non appena uno cade in disgrazia, giù a dargli addosso.
    Non è dignitoso.
    Anzi, se domani Berlusconi, per un qualche motivo, dovesse cadere… per un po non ne parlerei male. Sicuramente non mi unirei al coro di quelle tante persone che oggi lo osannano e, nel casi di caduta, lo crocifiggerebbero.
    Infine, grazie, Valentina, per la tua signorilità per avermi scritto in privato.
    Molto apprezzata.

    1. Nn sono affatto d’accordo , pretendere di mantenere in vita qualcosa di colui che ha creato il marchio che nn c’è più è pura follia !!!
      Lei aveva visto molto bene, e l’eleganza e la raffinatezza nelle sue creazioni sono evidenti , continuazione sta proprio lì nel mantenere quel target ma come avrebbe voluto Valentino dare un’impronta di innovazione che hanno tanto dato la fama a Valentino ! Ricalcare la stessa storia e fama di Valentino è da gente che crede nel passato , non nel futuro!
      Ne riparleremo !

  5. Beh insomma… Repubblica, anzi… Aspesi di Repubblica l’ha abbondantemente difesa!

    Però in un certo senso… anche il buonismo ha un limite.

    Poi ci lamentiamo che in Italia non c’è meritocrazia!

    Personalmente non ho detto che la Facchinetti non sia brava… ma ho dimostrato che è assolutamente incompatibile con la Maison di Valentino.

    Se domani cadesse Berlusconi, ovviamente farei un post di meritato trionfo.

    Con tutto che personalmente il Silvio, come uomo, mi sta anche simpatico.

    Da notare, nei vari tormentoni, che non ho mai attaccato la Carfagna.

    E non perchè mi sia simpatica.

    Quello che mi preme in verità è l’esatto discernimento tra la formulazione di un giudizio e una presa di posizione.

    In genere prendo posizioni.

    Ma si può prendere una posizione solo quando i giudizi sono stati accuratamente valutati.

    E come ogni ArchiLady che si rispetti… mi sembra il minimo che il criterio sia un occhio oggettivamente critico e analitico.

    Se avessi l’indirizzo della Facchinetti le manderei comunque dei fiori…
    E il testo del mio post.

    😉

  6. Una responsabilità grande come quella di sostituire uno stile che ha fatto storia non può essere presa da una persona che non ha collaborato e vissuto insieme al genio, non metto in dubbio le capacità creative di questa donna che ci ha comunque creduto, la ritengo molto brava in quello che per lei è il suo mondo, ma l’ universo Valentino rimane comunque qualcosa di diverso…eleganza e passione in un abito… insomma sentirsi “Valentino” sarà un termine che non andrà mai giù di moda!

  7. Troppi puffi, Valentino (s)vende ai sauditi.
    La moda italiana che fa scuola nel mondo in (s)vendita all’emiro di turno.
    Grande esposizione mediatica, almeno quanto l’esposizione bancaria. Lo stilista italiano incartapecorito da decenni di successi in tutto il mondo, forzato a spossessarsi del controllo del suo gruppo. Per evitare la bancarotta.
    Il sultano del Qatar Hamad bin Kahlifa al Thani, si catta la maison Valentino per un pugno di dollari. 700 milioni di euro, euro più euro meno. Mayhoola for Investment ora è il nuovo proprietario del n. 1 della moda italiana. Uno dei più rappresentativi Made in Italy. Esser brutti è lecito però forse il califfo ne sta approfittando, più che solidarietà questa sembra carità.
    Dopo aver preso il largo Ferretti Yachts (ai cinesi) un altro pezzo del bel Made in Italy che se ne va. Purtroppo non è bastato il ferreo piano di Buy Back per ristrutturare il grave indebitamento finanziario. Troppe passività fiscali e l’insostenibilità del debito hanno messo in ginocchio il gruppo di Valentino Garavani. Cifre da capogiro (ma tutto sommato normali per tempi di crisi come questi) i ben informati parlano di qualcosa come 2 miliardi di euro di puffi con le Banche Finanziatrici. Che comunque – come al solito – rischieranno molto poco o niente (dotate di estesi vincoli pignoratizi nei confronti del gruppo). Soltanto il Senior and Secon Lien facility Agreement sottoscritto da VFG il 29 ottobre 2007 sfiora la non disprezzabile cifretta di 1427 milioni di euro. Dulcis in fundo risulta ancor in essere una colossale bega legale/fiscale con l’Agenzia delle Entrate per lo spudorato aggiramento di una quantità industriale di normative tributarie (elevato un processo verbale di contestazione e accertamento emessi dalla Direzione Regionale della Lombardia con riferimento ai periodi di imposta 2003-2004 per asserita “esterovestizione” della controllata Marzotto GmbH). Tra imposte, interessi e sanzioni una botta da oltre 400 milioni di euro (sanabile però con un’esborso cash di ‘soli’ 165 milioni di euro). L’amministrazione finanziaria ha tempo fino al 31 dicembre 2014 per procedere giudizialmente con le riscossioni contro le società (son escluse le gravi implicazioni di tipo penale da valutarsi a parte).
    C’è da dire che purtroppo le varie disparate e/o disperate operazioni d’ingegneria finanziaria, non hanno funzionato a dovere. Come gli “Accordi di Standstill” e il “Restructured Senior Loan Agreement” che in teoria dovevano fungere come salvagente per la situazione di violazione dei covenants finanziari e che alla fine, tutto sommato si sono rivelati un magheggio niente male. Vedi la conversione in capitale degli ingenti crediti di Citigroup – poi acquistati da una controllata lussemburghese – che hanno contribuito a ridurre un po’ le banche verso cui essere esposte e procrastinate ancora di un tot la lenta agonia. Oppure l’operazione da 724 milioni di euro di debiti cancellati con un versamento cash di 275 milioni di euro (a non dichiarare fallimento a sto modo qui siam capaci tutti quanti). Tutte operazioni descritte analiticamente in un “Tax and legal Structure Memorandum” (che per umana pietà evitiamo di sottoporvi). Alla fin della fiera son andati a parare con le solite ed inevitabili cessioni di preziosi assets, vedi la (s)vendita di Hugo Boss AG necessaria per ripianare almeno in parte la montagna di debiti con gli istituti di credito più esposti; in primis Citigroup, Mediobanca, Unicredit e HVB (Bayerische Hypo und Vereinsbank). Una voragine quantificata dagli advisors fiscali in oltre un miliardo e mezzo di euro; un buco pauroso capace di mettere in forse pure l’attività/continuità aziendale. Come si dice in gergo sanraffaelese (delmontetaborese): un tracollo bello e buono. Un bel dissestone con i controfiocchi.
    Lo stesso Prof. Lorenzo Pozza (Ordinario di Economia Aziendale all’Università Bocconi di Milano e revisore ufficiale dei conti) che ha preso in mano i conti della holding Valentino Fashion Group Spa s’è messo davvero le mani nei capelli. A momenti ci rimane secco (forse per questo si chiamano “Periti”). Fabrizio Carretti di Permira (il Fondo che ha investito massicciamente nel Gruppo Valentino) invece ha sudato un sacco freddo per l’ansia da crack. Il vortice fallimentare, come un tifone avrebbe potuto risucchiate in un buco nero tutte le società dell’intero Gruppo: VFG Deutschland GmbH, VFG France Sas, VFG USA Inc, Valentino Fashion Group Espana SL, VFG International NV, Marzotto Indemnity, Marzotto Textiles NV, Marzotto Spa, R&B Luxco.
    Fortunatamente per contrastare il buco nero è arrivato il cavaliere bianco. Quasi fuori tempo massimo. Ora Valentino è un figlio dello sceicco (ricorda tanto tanto il mitico e compianto Rodolfo).
    Però è un lutto difficile da digerire “… la morte di Valentino è una delle più grandi tragedie che abbia mai colpito il mondo. Possedeva arte e distinzione” (Charlie Chaplin).
    .-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-
    Documento pdf consultabile e sfogliabile online:
    Piano salvataggio Valentino Fashion Group
    dal portale Indymedia
    https://calabria.indymedia.org/article/7172
    https://london.indymedia.org/articles/12540
    http://piemonte.puscii.nl/article/15509

  8. Proprio me la vedo la povera Facchinetti nel suo piccolo studio ad ideare, disegnare e confezionare la collezione da sola e poi presentarla al mondo! è proprio tutta colpa sua… Ma davvero c’è chi crede che Valentino, soprattutto negli ultimi anni, disegnasse le sue collezioni?!la Facchinetti è stata la vittima sacrificale di un fallimento che poteva succedere dopo la dipartita professionale di chi metteva solo la facciata di un marchio. Poi l’esegesi dello stile Valentino mi lascia interdetta come le migliaia di tomi scritti sul sorriso enigmatico della Gioconda!per me Leonardo neanche ci aveva pensato a tutte quelle menate…
    La Facchinetti mi piace, e mi dispiace ugualmente per chi sostiene il nepotismo e per chi invece squalifica per la genealogia e le ascendenze, allora gli Alexandre Dumas!

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