La radicale Emma Bonino e il PD insieme verso le regionali.

In vista delle Regionali 2010 si inzia a riflettere e commentare.

Riporto l’articolo di Pier Paolo Segneri membro della Giunta Nazionale dei Radicali pubblicato su Europa del 21/01/2010:

Emma Bonino

Foto tratta da  Repubblica

Ora apriamo una nuova stagione tra radicali e Pd

«Il Pd smetta di litigare», è la saggia esortazione espressa da Giuliano Amato in una intervista apparsa sul quotidiano Il Tempo. Il professore, bisogna ammetterlo, è tra i pochi che oggi può guardare all’attuale panorama politico da un luogo di osservazione più distaccato e, dunque, più lucido: «Ho davanti la laguna e il Monte Argentario e ci sono passi di anatre che si spostano. Ed è una cosa bellissima vederli in formazione, specialmente quando c’è il vento forte, come si difendono e come procedono ordinate e silenziose.
Io vedo questo passo e vedo che stanno gridando tra loro. Le guardo e vedo che sono in disordine e non in ordine. Sono anatre del Pd».
È un punto di vista personale, ma sicuramente suggestivo e privilegiato. Eppure, malgrado ciò, il fatto coincide con l’esortazione comune espressa da tantissimi iscritti ed elettori: «Il Pd smetta di litigare».
È la richiesta ragionevole di tutti coloro che non amano l’autolesionismo e che, perciò, guardano con fiducia alla candidatura di Emma Bonino per la presidenza della regione Lazio. La leadership di Emma nasce, finalmente, come un’occasione per il Pd e dovrebbe essere accolta come una fortunata soluzione, invece che come un annoso problema. Perché, ormai da anni, Emma è un punto di riferimento politico ed elettorale scelto liberamente dagli elettori di centrosinistra.
L’hanno votata (quasi) sempre perché, rappresenta un volto pulito e onesto della politica. Fuori dalle beghe e dalle oligarchie dei grandi partiti di massa del novecento. Emma è un nome scelto dalla nostra cittadinanza “attiva”, che l’ha voluta attraverso una forte mobilitazione dal basso, attraverso internet e con il passaparola. Bonino non è un nome calato dall’alto o subìto passivamente dagli elettori. Anzi, è vero il contrario.
Dunque, quella di Emma è una candidatura libera perché non imposta dalle nomenclature. Inoltre, Emma è un riferimento per l’intera coalizione. E questo è accaduto nonostante e al di là degli apparati.
Fuori dalle logiche opache, spartitorie o ideologiche.
Di più: la Bonino raccoglie simpatie e consensi a tutto campo, compreso l’elettorato del Pdl. Perché Emma riesce a parlare e a farsi capire da tutti, a cominciare da chi vuole voltare pagina e cambiare registro.
Ha ragione Mario Lavia che, su Europa, nota: in queste elezioni regionali, vi è anche una sorta di “vocazione maggioritaria” dei radicali. Ma non è una novità. Le singole proposte politiche dei radicali, se prese una ad una, sono tutte maggioritarie nel paese.
Almeno al 51%, se non addirittura al 60 o al 70 fino, addirittura, al 90%. Lo dicono i sondaggi e lo dimostrano le vittorie referendarie. Marco Pannella ha sempre ragionato in questa ottica: come se la nondemocrazia italiana giocasse, ogni volta, a sottrarre i voti alla Lista Bonino-Pannella erodendo i consensi che, in una democrazia liberale, arriverebbero almeno al 51%.
Insomma, i radicali lavorano, da sempre, secondo una logica maggioritaria. Fin dai tempi del referendum sul divorzio. È un valore aggiunto, verrebbe da dire. Bisogna, però, saper riconoscere e sostenere la forza di una tale vocazione. Altrimenti, si ricade nell’autolesionismo. Infatti Diego Bianchi, alias Zoro, definisce la candidatura di Emma Bonino come «una botta di culo!» per Pier Luigi Bersani e per tutto il Pd.
Ora, la politica italiana ha davanti a sé due strade.
C’è quella proveniente dall’istinto e dal Potere fine a se stesso, che asseconda e stimola la pancia del paese.
E c’è quella dell’intuito, dell’intelligenza, della riflessione ragionata, del dialogo e, soprattutto, della concretezza.
La prima gioca tutto sui respiri cortissimi, sul mordi e fuggi, sulla fretta dei tempi televisivi, sugli slogan rapidi e insulsi, sugli scontri gridati e sulle passioni. La seconda, al contrario, si realizza nel tempo, si costruisce a fatica, si elabora insieme agli altri, si nutre di pensiero e di parola, si rafforza nell’urgenza, che è cosa assai differente dalla fretta. Lo ha compreso molto bene anche il senatore Lucio d’Ubaldo che, sempre su Europa, chiede alla coalizione di sostenere Emma Bonino siglando «un limpido patto di cooperazione politica: con laicità e senza prevaricazioni ».

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