Eternità e contingenza teatrale

Saggio dell’arch. e docente universitario Michela Merone.

Nel 1925 Oskar Schlemmer scrive : “ La storia del teatro è la storia del trasmutare figurale dell’uomo : l’ uomo come attore che rappresenta gli eventi del corpo e dell’ anima nell’ interscambio tra candore e riflessività, tra naturalezza e artificio” .

Quell’ uomo che si muove sul palco di una scatola nera , nella determinazione tra naturalezza e artificio, da sempre, muove i suoi passi verso le arti . Il colore , la forma , lo spazio e il movimento sono per lui i doveri a cui tendere nella sintesi dell’ arte scenica.

E’ quell’ uomo che ha il privilegio dell’ immediatezza , talvolta libero e legislatore di se stesso, altre volte schiavo di un’ impersonificazione senza senso apparente.

Il prodotto del suo agire è identificabile con lui stesso , con le sue parole, i suoi gesti, il suo corpo.

Il costume e la maschera enfatizzano il livello espressivo , rendono reale il trasformarsi delle Erinni in Eumenidi, tramutano l’ ovvietà dell’ aspetto.

Quel corpo che risponde alle leggi fisiche di spazio e tempo, tra reale e assurdo, patetico e comico, si camuffa, si traveste e passa da organismo tecnico ad entità trascendente.

Al pari dell’ attore che rappresenta , l’ artista figurativo dipinge.

Dipinge gli eventi del corpo e dell’ anima in stile di maniera o alla maniera di uno stile che spazia dall’astratto al cubista, dal surrealista al costruttivista.

La scena diventa per lui luogo dell’ evento temporaneo in cui la forma e il colore si offrono in un istrionico gioco di combinazioni.

Il metteur en scene , ora artista ora artigiano, si fa demiurgo del quadro scenico divenendo manovratore totale degli occhi di chi guarda tra effetti scenici, scenografici, scenotecnici. 

E’ lui il “ maestro dei segreti “ , segreti da dividere con gli altri membri dell’ organismo scenico, abitanti in un unico corpo vivente , il teatro .

Quel teatro che giace da sempre  tra il culto religioso e lo svago popolare , torcendosi tra il piu’ primitivo palco di legno sulle piazze dei mercati, alla piu’ monumentale arena antica,  alzandosi  verso quell’ inarrestabile processo di meccanizzazione che dall’ inizio del novecento lo spinge su palchi idraulici rotanti, , tra fasci di luci elettriche, vestito di tull e videoproiezioni.

Il teatro gestuale e parlato  e il suo abitus visivo, materiale e  psicologico che chiamiamo scenografia, rimangono eternamente imbrigliati in quella scatola nera tra finzione, travestimento e realtà. Comunque sia , volenti o nolenti …….

Saggio tratto da: TAVOLA ROTONDA “CHE SIGNIFICA FARE ARTE OGGI?” (relatori Tavola 1: Simonetta Lux, Giuseppe Di Giacomo, Arch. Lucio Altarelli, Antonella Greco, Arch. Gianni Accasto, Massimo Canevacci. Relatori Tavola 2: Flavio de Bernadinis, Arch. Antonino Terranova, Arch. Michela Merone, Arch. Alessandra Muntoni) NELL’EVENTO SAPIENZA DI PRIMAVERA a cura di Valentina Giannicchi  in qualità di Rappresentante degli Studenti al Cosiglio di Facoltà di Architettura “L.Quaroni”, 22 e 23 gennaio 2007, Facoltà di Architettura “L.Quaroni” Fontanella Borghese, Roma.


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