Moda: l’evoluzione estetica della civiltà

Dalle sponde del Nilo alle passerelle di Parigi l’evoluzione della moda segue da sempre lo sviluppo della civiltà stessa. I faraoni egiziani, le matrone romane, le nobildonne greche, gli imperatori orientali, decretano come la moda è per secoli appannaggio delle classi dirigenti: aristocrazia, funzionari religiosi e apparato militare. Abiti e accessori sono l’espressione di uno status che denota l’intrinseco ruolo sociale e ne eleva la riconoscibilità pubblica. Il costo dei materiali pregiati e della manodopera di sartoria per la lavorazione dei capi definisce per secoli l’esclusività dei prodotti.

Derivante dal latino modus, ovvero “ maniera, norma, regola, ritmo”, in Italia il termine viene usato nell’accezione moderna nel  1645, all’interno del trattato La carrozza da nolo, ovvero del vestire alla moda dell’abate benedettino Agostino Lampugnani.

Crinolina

La svolta storica si verifica con la Rivoluzione Industriale. L’invenzione di macchinari per la produzione seriale avvia  un lento processo di “democratizzazione”  riguardo ai costi e lo sviluppo dei mass media favorisce il terreno culturale adatto per la legittimazione del “fenomeno Moda”. Nell’Ottocento la fruizione popolare della crinolina, sottogonna a cupola munita di cerchi d’acciaio, segna l’avvenuto passaggio.

Charles Fréderick Worth

L’evoluzione da sarto a stilista risale al XIX secolo. Si ritiene che l’inventore della Haute Couture sia l’inglese Charles Fréderick Worth, sarto personale dell’imperatrice Eugenia, moglie di Napoleone III.

Lord Brummel

Segue l’imitazione di personalità assurte a modello di stile come il celebre dandy ottocentesco Lord Brummel, o negli anni Venti e Trenta i primi divi dello star system americano come Rodolfo Valentino.

Coco Chanel
Elsa Schiaparelli

Il lancio dell’abito jersey corto e del semplice tubino nero da sera propugnati da Coco Chanel  inaugurano negli anni Venti  l’èra dei grandi stilisti: Elsa Schiaparelli, fautrice del rosa shocking  e ispirata dall’arte di  Dalì e di Picasso; Salvatore Ferragamo che in tempi di Guerra riesce a produrre capolavori calzaturieri con materiale povero come il sughero e il capretto italico; Christian Dior, amante del bianco e del nero,  che nel 1947 lancia il New Look  per una donna raffinata e romantica. Dopo gli anni Settanta, dettati da Yves Saint Laurent, negli anni ’80 il trionfo del Made in Italy sancisce invece le nuove capitali della moda: Roma, Firenze e Torino.

Giorgio Armani

Diventano stilisti di fama mondiale: Giorgio Armani, Missoni, Gianfranco Ferré , Gianni Versace, Dolce & Gabbana e Krizia.

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Restano comunque  ineguagliabili per l’identità della società contemporanea l’invenzione dei  blue-jeans, del bikini negli anni ’50 e della  t-shirt e della minigonna negli anni ’60.

Twiggy

I grandi occhi truccati di nero della modella filiforme e androgina Twiggy restano nell’immaginario collettivo l’icona emancipata e anticonformista della donna moderna.

Illustrazione di Rene Gruau

La moda come espressione del gusto è quindi collegata alla duplice fenomenologia dell’essere per cui appaga sia l’esigenza di ornamento sia il bisogno dell’apollineo principium indivituationis insito nella psicologia umana. Nata dall’esigenza funzionale del coprirsi, la moda si snoda in un contesto antropologicamente complesso:  l’ideazione, la progettazione e la realizzazione denotano l’intrinseca componente artistica; l’uso che poi segue denota uno status sociale.

Scene dal film Il diavolo veste Prada
La direttrice di Vogue America Anne Wintour

Nel nuovo millennio la moda conquista posti d’onore nell’immaginario collettivo attraverso cinema e narrativa: la nota direttrice di Vogue America, Anne Wintour viene consacrata nella Miranda Priesley del film cult Il diavolo veste Prada come il guru della critica di moda mondiale;

La fortunata serie i love shopping

la scrittrice inglese Sophie Kinsella nella brillante serie I love Shopping riesce a dipingere l’oniomaniaca Becky Bloomwood, in un affresco continuo sulle tendenze contemporanee.

E quando la moda diventa evento rimane indimenticabile l’addio dell’indiscusso Maestro Valentino Garavani celebrato nel cuore di Roma tra i riflessi vetrati della teca all’Ara Pacis firmata dal noto architetto Richard Meier.

 

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One thought on “Moda: l’evoluzione estetica della civiltà

  1. Mi hai fatto venire in mente un saggio che leggevo oggi sulle pagine del secondo numero di Àgalma, di Franco Ferrarotti: “Lusso, moda, consumo onorifico”. L’idea di Ferrarotti è quella di connettere l’idea della moda alla nozione latina di “habitus”, e quindi a quella di “cultura”, così come intesa dall’antropologia. Alla fine Ferrarotti vede la moda come un qualcosa di sempre nato dall’alto e destinato a centellinare lentamente verso il basso, lasciando contaminare la propria natura da questo filtraggio gravitazionale. Anche nelle espressioni diciamo così di controcultura, è sempre un nucleo molto ristretto che ha il potere di dirigere un determinato gusto o sentire. Da dove deriva questa possibilità di “discesa” da parte della moda? Dal fatto che la moda è uno “spreco”, un “lusso”, ed in quanto “spreco”, esprime un surplus! È questo surplus a “scendere” verso il “basso” della massa che poi “imita” in modo memetico la “moda”…
    Molto interessante, devo passartelo!

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