Intervista ai Mai Personal Mood

Copertina dell’album.

Mai Personal Mood

I Mai Personal Mood nascono nel 2007, ne sono fondatori: Aldo Leo (batteria), Francesco Allegro (voce, chitarra), Andrea Messina (chitarra, elettronica & synth) dopo vari cambi di formazione nel 2009 vedono l’aggiunta di due nuovi membri: Matteo Conte (chitarra e synth) e Michele Di Muro (basso) che completano stabilmente la formazione, sia a livello creativo che musicale. Firmano con l’etichetta indipendente Forears e pubblicano il 31 Gennaio 2011 il loro primo Ep di debutto discografico dal nome L’Heure dEPart. Ora fra interviste in radio e recensioni sono in giro a suonare per i club italiani.

 

1)      Come è nato il vostro progetto musicale?

La storia dei Mai Personal Mood sembra quella di un sogno da fiction americana, è assurdo, siamo cresciuti insieme, abbiamo iniziato a suonare insieme da quando eravamo quattordicenni.

2)      Cosa esprime il nome della vostra band “Mai personal mood”?

Di solito a questa domanda rispondiamo sempre in maniera diversa (:D), in realtà è stato pensato più in funzione della scelta linguistica che del significato. Ci piace sperimentare e mescolare lingue diverse la dove foneticamente è possibile. “Mai” in italiano ci sembrava un compromesso, essendo Italiani e cantando in italiano abbiamo optato per un nome che contenesse una via di mezzo, evitando di essere troppo italiani o troppo internazionali.

3)      Come nasce la vostra sperimentazione linguistica che vede integrare l’italiano, l’inglese e il francese?

Cerchiamo di allontanarci da ogni possibile etichetta per cui “bisogna cantare solo in italiano o solo in inglese”, in molti nostri testi c’è la compresenza di queste lingue e ciò ne amplia il senso e non delinea un confine netto, a noi piace così!

4)      “L’Heure dE Part” è un titolo molto ricercato. Qual è il senso che si deve attribuire?

L’Heure dEPart racchiude tutto quello che è stato detto fin ora: è il nostro debutto discografico “l’ora della partenza”; contiene la parola Ep ma la particolarità ( e qui ci siamo spinti oltre ) sta nel fatto che foneticamente è vicina al nostro dialetto (barese) riuscendone a mantenere intatto il significato: “l’ora di partire”.

 

5)      I titoli di L’Heure dE Part : Bluette, Barocco, Corso Trieste, Contract Act, Valigie aperte. Cosa vi ispira nella composizione, quali temi e perché?

L’ispirazione viene da tutto ciò che ci accade durante il quotidiano. Non abbiamo preferenze per tematiche precise ma ci piace tanto il tema del viaggio, le nuove esperienze, la scoperta continua e la sensibilità racchiusa in ogni avvenimento che ci capita, includendo in questo modo anche l’amore.

 

6)      La sonorità è melodica, spesso onirica. Bluette ha un ottimo attacco. Vi definiscono spesso come indie pop . La vostra sperimentazione musicale vede l’interazione tra strumenti ed elettronica. Quali strumenti usate, come e quanto conta la sperimentazione nel vostro percorso?

La sperimentazione musicale nel nostro percorso conta tantissimo, usiamo chitarre, bassi, percussioni, sintetizzatori, trombe, glockenspiel e altri strumenti. Ci piace fondere l’elettronica con i fiati, suonare contemporaneamente più percussioni e scambiarci gli strumenti nella creazione di un brano. Il bassista suona i synth, il chitarrista va alle percussioni e siamo tutti cantanti perché quello che conta è avere l’idea giusta che piace a tutti nel momento più opportuno, inoltre il fatto di scambiarsi di ruolo, oltre a divertire, aiuta a vedere uno strumento musicale, diverso da come lo vedrebbe l’altro, specialmente da parte di chi lo suona.

 

7)      Quali criteri nel vostro processo creativo?

Il nostro processo creativo è piuttosto strano. Viviamo e componiamo in città diverse, due a Roma, due a Canosa, il batterista a Firenze ma questo non è un limite, specialmente per un gruppo 2.0 come il nostro, dove delle nuove tecnologie informatiche abbiamo fatto il nostro punto di forza. Tramite alcuni programmi, ad esempio Ableton, è possibile registrare e inviare il file musicale della bozza agli altri, nonostante i km di distanza che ci dividono e in seguito ognuno di noi è libero di lavorarci e sovraincidere la propria idea. Ovviamente,  solo restando insieme e in saletta  le bozze dei brani potranno prendere la forma definitiva. Ci vediamo due , tre weekend al mese e a pensarci non abbiamo un vero e proprio criterio da seguire durante il nostro processo creativo; l’unica certezza è che non ci poniamo limiti, suoniamo molto, creiamo caos, ognuno sembra suoni qualcosa di diverso, fino a quando non si verifica quella magia, l’alchimia giusta in cui quella nota, quel suono, quel tempo di batteria  in quell’ istante non rievochi qualcosa in ognuno di noi. Il resto viene da sé e ciascuno suona quello che l’altro vorrebbe ascoltare.

 

8)      Nelle vostre foto siete spesso ritratti in cucina a mangiare. Spirito goliardico?

Dietro lo spirito goliardico presente nella foto del book o in quelle del sito si nasconde qualcosa di più intimo. Vogliamo rappresentare lo spazio sonoro e in questo caso l’ambiente casalingo in cui la maggior parte dei brani sono nati, non sempre nella stesura dell’EP si è composto nella nostra sala prove, spesso, sono state protagoniste le case in cui abbiamo vissuto, da Canosa a Firenze passando per Roma e la cucina ci è sembrato il posto più ideale per rappresentare tutto questo.Vogliamo segnalarvi, inoltre, il video del backstage del book fotografico, in cui spieghiamo anche a voce il perché della nostra scelta.

 

9)      Qualcuno cura il vostro look?

Curiamo da soli il nostro look. Siamo un gruppo indipendente “dalla musica al nostro guardaroba”, inoltre, non c’è poi tanta differenza tra i nostri vestiti prima di uscire e prima di salire sul palco. Confessiamo però, di nutrire un certo affetto per le camicie a quadri!! 😉

10)   Quali i maestri della musica a cui fate riferimento?

Ci piacciono molto le produzioni Canadesi degli ultimi anni dagli Arcade FIre ai Broken Social Scene, Feist ma facciamo anche molto riferimento all’underground italiano che è fatto davvero di grandi gruppi.

 

11)   Quale messaggio volete comunicare e a chi?

Ci rivolgiamo a tutti, non vogliamo essere gli esponenti di nessun tipo di nicchia anche perché fondamentalmente facciamo musica Pop. Più che un messaggio ci poniamo l’obiettivo di riuscire a trasportare la gente all’interno dei nostri brani tramite i nostri suoni. Lo scopo è interagire prima di tutto con la musica.

 

12)   I vostri prossimi concerti in Italia.

A Giugno avremo un bel pò di festival e suoneremo: il 3  al Principe, Putignano;

13) il 9 al Bocadillo, Trapani e il 16 alle Mura, Roma.

 

14)   Quanto influisce la musica sulla cultura? E viceversa.

Pensiamo siano cose profondamente connesse. Con la musica si fa cultura e la cultura offre dei messaggi da poter comunicare attraverso suoni e parole. La cultura è forse uno dei principali input per la musica, soprattutto se è intesa come una serie di avvenimenti che scatenano qualsiasi tipo di reazione intellettuale, in questo modo anche la Politica italiana è cultura, anche un buon piatto di spaghetti è cultura.

 

15)   Musica e arte. Che significa fare musica oggi?

La situazione italiana è molto complicata, noi ci riteniamo fortunati perché il nostro quartier generale è ancora in Puglia, e in questo momento è la regione italiana più forte e innovativa grazie a Puglia Sound e a tutto ciò che Nichi Vendola investe nel settore Culturale. Tutto sommato noi non guadagnamo mai niente ma riusciamo sempre ad essere in pari con le spese, in Italia è dura lavorare con la musica, ma a noi questo Paese piace.

 

16)   In quale città d’Europa vi piacerebbe esibirvi?

Ecco ci piacerebbe andare a Berlino per assorbire un pò di sperimentazione elettronica, ci piacerebbe andare a Londra per assorbire un pò di chitarre distorte, ci piacerebbe ancora di più fare un giro in Canada, a Toronto, a Montreal e a Vancouver dove a livello musicale troviamo grande affinità con le nostre sonorità ed il nostro lavoro. Uno dei sogni futuri è quello di riuscire a suonare in questi posti, male che vada abbiamo anche pensato di aprire un ristorante Italiano…ore vediamo 😀

 

17)   In tre aggettivi: l’anima dei Mai Personal Mood.

Ricca, Armoniosa, Nomade

 

18)   In tre aggettivi: lo spirito della vostra musica.

Profumato, Assorto, Fresco

 

19)   In tre aggettivi: il futuro musicale che vorreste vedere in Italia.

Migliore, Musicale, Vero

Grazie e tanti auguri di buon lavoro.

Arch.jr. Valentina Giannicchi

Clicca sul Blog dei Mai Personal Mood

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