Mario Vespasiani al Festival i-mode VISIONS

 

Cinque domande di Mara Bi a Mario Vespasiani:

Cosa ti ha spinto a dare questo titolo all’incontro?

Credo che il lavoro (qualunque esso sia) è veramente tale quando è eccedente rispetto a quanto previsto dal “contratto d’assunzione”, mi spiego: secondo me è vera estensione di sé solo quando incorpora quella virtù del “ben fatto” che va oltre la retribuzione e con ciò mi riferisco a quel bene non valutabile presente nella vita di ciascuno che oggi tuttavia, dentro la logica della produzione e in comunità fondate sulle caste e sulla contrapposizione, sembra un elemento estraneo.
Anche se la maggior parte delle persone svolge un mestiere che non ha scelto o che non si adatta alle proprie inclinazioni, ognuno di noi dovrebbe fare il possibile per adempiere i propri obblighi consapevoli di trasmettere la cura per quello che si realizza. L’essenza e il dono è il titolo di questa discussione ma è anche l’unica possibilità di crescita, che sia insieme sviluppo e condivisione.

Può esistere una dimensione etica dell’arte?

Se l’arte non è capace di porsi all’altezza di quel gesto originario, che secondo me è artistico quanto etico, non può essere in grado di diradare lo spazio e il tempo per far emergere l’essenziale: non si tratta di creare un mondo ideale sovrapposto a quello reale, bensì di aprirsi allo stupore senza pretendere di racchiuderlo in concetti o stili. La mia è una ricerca dell’essenzialità, del gesto che si fa opera e richiede serenità e decisione, distanza dalle strategie di comunicazione e dagli effetti spettacolari, silenzio creativo e fiducia nella pratica quotidiana della pittura.

Dimmi delle nuove opere che andrai a presentare?

Questa recentissima serie di opere pittoriche sono state realizzate con uno strumento uscito nel 2010, il tablet Apple famoso come iPad (per chi non lo conoscesse ancora, immagini un vetro con le tre dimensioni di un quaderno) sul quale intervengo alla maniera di sempre, anche se invece di pastelli, matite o pennelli che variano in base al colore o allo spessore, ho un’unica penna con la quale faccio tutto, perfino cancellare.
Credo che l’artista debba sapersi muovere in ogni tipo di ambiente, adoperando gli strumenti più congeniali al proprio essere e le tecnologie del proprio tempo. Anche se le differenze con la pittura tradizionale sono notevoli l’approccio rimane per certi versi è lo stesso e questo – anche sentendo le parole di David Hockney, uno dei primi pittori a confrontarsi col tablet, mi ha subito incuriosito.
Certo, manca l’attrito sulla tela, l’odore del colore e tanto altro, tuttavia i pregi rimangono molti e le possibilità di trovare inaspettate soluzioni espressive aumentano via via con l’esercizio.
La nuova serie di opere con iPad fa parte di una riflessione sul firmamento, nata, o forse suggerita dal tentar di racchiudere nel piccolo rettangolo di vetro che porto spesso con me (col quale si può lavorare anche all’aperto e al buio) lo spettacolo del cielo notturno.

Cos’è il progetto myGift?

Con questo nome, come fosse una sigla di una delle tante App, ho voluto denominare i lavori realizzati con iPad, i quali – a differenza delle opere “da cavalletto” che garantiscono il mio mantenimento economico – vengon donati ad amici o conoscenti attraverso un social network.
In questa maniera condivido tali immagini “native digitali” che hanno come certificato di garanzia non la stampa o la tiratura (nel mondo delle riproduzioni fotografiche non sempre attendibile) ma la dedica con cui vengono postate alle persone stabilite. Chiunque apprezzi il lavoro può copiare o scaricare l’immagine ma il “proprietario” si sentirà solo colui a cui è stata dedicata e spedita l’opera.

Più che un atteggiamento di generosità è un desiderio di apertura verso l’altro, di collegamento e di appartenenza. Per quello che posso offro qualcosa di me perché ho bisogno di legarmi per costruire una società più ricca in termini di rapporti umani e ho scelto di adoperare proprio le tecnologie e le piattaforme virtuali perché ritenute spesso tra le maggiori cause dell’isolamento dall’individuo.


Cos’è per te il dono?

Il dono è instabilità, squilibrio, sbilanciamento e follia, ma allo stesso tempo è cortesia, spirito e grazia. La cura che ho dell’altro è dono.

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