Intervista al cantante Antonio Pignatiello

DI VALENTINA GIANNICCHI

Antonio Pignatiello nasce a due passi dall’Irpinia d’Oriente il 9 settembre 1981.

Dopo svariate collaborazioni con giornali e tv, cura la regia di videoclip e cortometraggi tra cui ”Molo 22″ con P. Le Roy e D. Placido; poi torna ad affacciarsi la musica e la poesia: nell’ottobre del 2009 c’è l’incontro col ‘mago dalle cento mani’, il pianista Giuliano Valori, un incontro umano e musicale e naturalmento con il maestro del free jazz Pasquale Iannarella.

Nell’agosto del 2010 sia ggiudica il Premio Miglio Brano Inedito con la canzone  “O folle di cui son folle” al Solarolo Festival (Ravenna).

Nel febbraio 2011 ha registrato con gli ALTER CLAN (ALTRI CLANDESTINI) il primo Concept Album che ha come tema l’assenza dal titolo ‘DISCORSI ULTIMI O PENULTIMI’ prodotto da OTTAVO PECCATO RECORDS. (A breve sarà comunicata l’uscita).Nel febbraio 2011 ha registrato con gli ALTER CLAN (ALTRI CLANDESTINI) il primo Concept Album che ha come tema l’assenza dal titolo ‘DISCORSI ULTIMI O PENULTIMI’ prodotto da OTTAVO PECCATO RECORDS. (A breve sarà comunicata l’uscita).Nell’agosto 2010 si aggiudica il Premio Miglior Brano Inedito con la canzone ‘O folle di cui son folle’ al Solarolo Festival (RAVENNA).Nell’agosto 2010 si aggiudica il Premio Miglior Brano Inedito con la canzone ‘O folle di cui son folle’ al Solarolo Festival (RAVENNA).Nell’agosto 2010 si aggiudica il Premio Miglior Brano Inedito con la canzone ‘O folle di cui son folle’ al Solarolo Festival (RAVENNA).Nell’agosto 2010 si aggiudica il Premio Miglior Brano Inedito con la canzone ‘O folle di cui son folle’ al Solarolo Festival (RAVENNA).almente col maestro del free jazz Pasquale Innarella.

almente col maestro del free jazz Pasquale Innarella.[Interruzione automatica][Interruzione automatica]Nell’agosto 2010 si aggiudica il Premio Miglior Brano Inedito con la canzone ‘O folle di cui son folle’ al Solarolo Festival (RAVENNA).[Interruzione automatica][Interruzione automatica]Nel febbraio 2011 ha registrato con gli ALTER CLAN (ALTRI CLANDESTINI) il primo Concept Album che ha come tema l’assenza dal titolo ‘DISCORSI ULTIMI O PENULTIMI’ prodotto da OTTAVO PECCATO RECORDS. (A breve sarà comunicata l’uscita).

almente col maestro del free jazz Pasquale Innarella.[Interruzione automatica][Interruzione automatica]Nell’agosto 2010 si aggiudica il Premio Miglior Brano Inedito con la canzone ‘O folle di cui son folle’ al Solarolo Festival (RAVENNA).[Interruzione automatica][Interruzione automatica]Nel febbraio 2011 ha registrato con gli ALTER CLAN (ALTRI CLANDESTINI) il primo Concept Album che ha come tema l’assenza dal titolo ‘DISCORSI ULTIMI O PENULTIMI’ prodotto da OTTAVO PECCATO RECORDS. (A breve sarà comunicata l’uscita).

  1. Come si svolgerà il concerto speciale all’Itaca Festival di Lacedonia (AV) + Fotocontest ‘ITACA’ dove parteciperai il prossimo 8 agosto?

Antonio: “Lacedonia come Itaca: c’è la storia di questa terra, una terra esposta ai venti e ai terremoti: è da un terremoto che abbiamo deciso di ripartire per raccontare le beffe del destino. Posso solo anticiparti che approderanno sul palco molti ‘personaggi mitologici’, e che le canzoni per l’occasione indosseranno anche abiti di natura elettrica. Se una canzone mi percuote la zona addominale, se mi emoziona, proseguo in quella direzione, altrimenti cambio.

L’8 agosto saranno proposte in anteprima, e in una veste ‘insolita’, alcune delle canzoni che faranno parte del prossimo concept album ‘Ricomincio da qui’. Come nasce il concept?

Antonio: “Viviamo in un mondo in cui tutto si consuma in fretta, in un attimo. Allora ho pensato di scrivere un’opera anche lunga, e che contenga certi messaggi. Con l’opera mi scontro con la moda del mio tempo; combatto la mia stessa vita. L’idea nacque una notte di fine novembre, bevendo vino e whisky liscio tra Bologna e Faenza con Giuliano e Pasquale, dopo aver suonato al M . E . I .. Faceva freddo, la neve continuava ad accompagnarci, mentre da una frequenza radiofonica molto disturbata venivano fuori note di Debussy, Baker, Schumann, Coltrane, Brahms, Parker…un misto di musica classica e jazz. Nonostante la distanza che molti continuano a vedere in quelle musiche, per noi era tutto così perfetto, e in armonia con la strada che ci stava riportando a casa. Poche settimane dopo essere rientrati a Roma, quel viaggio è diventato argomento di conversazione con gli amici, e più di quel viaggio, l’idea di realizzare un disco da camera con sfumature jazzistiche e bandistiche. Per un po’ non abbiamo più parlato del disco: le canzoni sono strane e imprevedibili, e amano sedersi in mille modi sugli angoli della bocca di chi racconta, magari vicino ad un buon bicchiere di rosso che scalda il cuore, almeno fino a quando la vita non decide di affermare se stessa attraverso la voce e divenire carne. E’ così che queste canzoni hanno cominciato a muovere i primi passi, in un ordine anarchico; a poco a poco, si sono impresse sull’anima, ‘infebbrate fino all’osso’ da quell’ “inventario delle perdite” di cui parlava Osvaldo Soriano.

  1. Hai detto: “Musiche di superficie per strumenti che vanno in profondità, alla ricerca della sorgente, canzoni che si muovono da Tondelli a Tabucchi, da Pavese a Calvino, da Catullo a Ciampi, da Arminio a Chinaski, per approdare lungo le vie che conducono a casa”. Quale è la tua idea di “casa”?

Antonio: “Basta poco per sentirmi a casa: una buona bottiglia di rosso, una libreria ben assortita, un po’ di tabacco invecchiato, della buona musica, una chitarra e…mi sento al mio posto”.

  1. Chi sono i musicisti che ti accompagneranno nel viaggio e che rapporto c’è tra voi?

Antonio: “C’è il piacere umano e fondamentale di stare insieme; con alcuni c’è un’amicizia e una stima reciproca che va oltre tutti i tecnicismi: ho sempre messo prima l’anima di chi suona, la tecnica viene dopo. In questo viaggio ‘clandestino’ oltre a Giuliano Valori al pianoforte, Pasquale Innarella al sax. (suona tra i tanti con John Tchicai già collaboratore di John Coltrane, Vinicio Capossela, William Parker, Hamid Drake, Matthew Schipp, Butch Morris etc..) e Francesco Pradella (ha collaborato con Saturnino – Jovanotti), miei compagni di viaggio di sempre, si sono aggiunti Salvatore Licitra al contrabbasso – basso e Andrea Ruggiero al violino (collabora con Giorgio Canali – C.S.I. – P.G.R.; Max. Bubola, Enzo Avitabile e molti altri).

  1. In questa poetica del viaggio quale posto per l’amore?

Antonio: “L’amore è nel viaggio stesso: ci si mette in viaggio per curiosità, o per necessità; ma bisogna essere muniti di un pizzico di follia per partire, altrimenti si resta fermi, inceppati, come un vecchio giradischi rotto che ripete sempre la stessa nota. E la follia si fa coraggio.

  1. E nella tua vita?

Antonio: “Per un sedentario affetto da nomadismo è molto difficile annoiarsi, resto spesso imbottigliato nel traffico dei sentimenti, e quando scatta il verde finisco inevitabilmente nella fatalità delle distanze: se non ci sei abituato, l’urto può essere insopportabile; ma è una faccenda che va bevuta liscia, diversamente non succede niente”.

  1. Antonio Pignatiello è il cantastorie laureato dei viaggiatori senza fortuna, delle anime perdute, dei bar senza l’insegna al neon, dove gli emarginati  si nutrono di sogni usati per dimenticare le cicatrici della vita, dove si bevono milioni di sogni per sopravvivere alla notte,  dove l’amore è forse solo un’illusione…ma “Che bella illusione!”. Quali sono i valori più importanti nella tua vita?

Antonio: “Rispondo allontanandomi un po’ dalla domanda. In una società dominata dal ‘dio denaro’ e giocata sulla competizione globale, diventa urgente e di fondamentale importanza porre il primato delle relazioni tra le persone su tutto il resto. Gli accampati sul greto, i precari, i giovani dei centri sociali, i lavavetri ai semafori, i senza casa, i migranti irregolari, i senza fissa dimora, i precari, i tossicomani, chi non arriva alla fine del mese, i disturbati mentali etc. sono prima di tutto persone, soggetti che hanno autonomia, diritti e responsabilità personali, se non si capisce questo, si subisce già una ‘violenza strutturale’. L’alternativa unica è di tracciare un’altra strada: ‘la cultura della pace’, la forza del diritto e non il diritto della forza, la potenza della verità e non della menzogna. ‘Uomini, ricordate la vostra appartenenza al genere umano e dimenticate tutto il resto’ scriveva Einstein. Naturalmente questo discorso, come ben sai, è molto più ampio, e per citare don Andrea Gallo: ‘…ci riporta a una riflessione più generale sulla società, su un sistema che chiamerei delle spettanze, dove tutto è dovuto, e che per comodità si può articolare in tre A: apparire, avere e appropriarsi. Proviamo a sostituire queste tre A con amore, ascolto, accoglienza, sarebbe una vera rivoluzione culturale”. Le scelte perdute fanno ammalare corpo e mente. Non bisogna coltivare il rimpianto, mai. Il desiderio è sempre proiettato in avanti, e, soprattutto, convincersi che la speranza non è mai cosa vana”.

  1. Come ti vedi tra 10 anni?

Antonio: “Questa è una bella domanda, ma dovrei interpellare Tiresia per saperlo. Posso però dirti che sto terminando un libro di poesie dal titolo ‘Niente Lettere D’Amore’, e che, in questo tempo di attesa per l’uscita di ‘Ricomincio da qui’, non sono stato affatto fermo; anzi, sono già al lavoro per il prossimo Lp che tratterà un certo tipo di leggerezza: ‘La letteratura come funzione esistenziale, la ricerca della leggerezza come reazione al peso di vivere; Lucrezio credeva di cercare l’impassibilità epicurea, Ovidio la resurrezione in altre vite secondo Pitagora, Leopardi travolto dal peso del vivere, dà alla felicità irraggiungibile immagini di leggerezza: la voce di una donna che canta da una finestra, la trasparenza dell’aria e soprattutto la luna. E poi c’è l’idea kafkiana di un secchio vuoto, segno di privazione, ricerca, desiderio, che ti solleva al di sopra dell’egoismo degli altri ma a quel punto la tua preghiera non potrà più essere esaudita. Anche perché, come nel racconto di Kafka, neppure oltre le Montagne di Ghiaccio quel secchio riuscirà a riempirsi.

  1. In tre aggettivi: la musica italiana di oggi.

Antonio: “Bisognerebbe fare delle differenze sostanziali tra un autore e un altro ancora. Ad ogni modo, qualcosa di buono c’è, ma bisogna essere molto pazienti e curiosi per cercarlo e trovarlo, e soprattutto essere un po’ felini: diffidare delle apparenze.

  1. In tre aggettivi: la musica di Antonio Pignatiello.

Antonio: “Fammene un’altra.”

  1. In tre aggettivi: Antonio Pignatiello.

Antonio: “Lasciamola per i lettori”.

GRAZIE E IN BOCCA AL LUPO!


2 risposte a "Intervista al cantante Antonio Pignatiello"

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