END OF AN ERA, il segno primordiale di Mario Vespasiani

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“Tutta la nostra vita e tutti i rituali sono segni, abolendo i segni si fanno crollare le torri di guardia e senza di essi perdiamo l’orientamento: è quindi nostro dovere cercare il senso del segno per vedere l’essenziale, perché i segni non sono mai incerti, noi lo siamo”. M.V.
Il titolo e la data prendono spunto dalle profezie Maya intese come momento di avvio di un nuovo ciclo, in questo caso di opere, che si pone in apparente discontinuità col passato, mediante una radicale trasformazione della pittura – che si riduce ad un solo colore e a pochissimi tratti – e che per la prima volta si affianca alla fotografia, utilizzata in precedenza come strumento di indagine più che come opera definitiva. Il tema è il nudo, il colore è nero, la forma è femmina e l’intenzione è quella di ridisegnare, partendo dal corpo e dalla cosmografia, mappe cognitive.

Inaugurazione: venerdì 21 dicembre 2012 ore 18,30
Presenti opere fotografiche e monocromi su carta, realizzati appositamente per l’evento.
visita guidata con l’autore: domenica 23 dicembre, ore 18,00 date di apertura: 21 dicembre 2012 – 24 febbraio 2013 orari: 11-20 giorni: martedi – sabato su appuntamento: domenica e lunedì catalogo: disponibile in sede, 144 pagine, testo a cura di Mara Bi.

Mario Vespasiani nato nel 1978 è uno degli artisti più interessanti della sua generazione, vive e lavora a Ripatransone e nei luoghi che meglio si prestano a sviluppare i suoi progetti. La sua ricerca pittorica si concentra nello studio delle luminosità del colore e nei tempi di apparizione del soggetto nello spazio, che si dilata nel silenzio ai limiti del conosciuto. Nel 2008 a dieci anni dalla prima personale realizza la mostra che avvia il progetto denominato “La quarta dimensione” attraverso il quale propone un dialogo con alcuni grandi maestri dell’arte italiana a lui particolarmente vicini in un determinato momento della ricerca. Il primo evento avvenne quattro anni fa con Mario Schifano (in occasione del decennale della scomparsa) mettendo in risalto il colore e il gesto pittorico che contraddistingue il procedere istintivo dei due autori, per l’approccio grintoso, per la carica vitale e mai prevedibile della pittura. Nel 2010 presso la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Ascoli Piceno le sue opere si affiancarono all’astrattismo lirico di Osvaldo Licini (in concomitanza con la grande mostra di Torino che celebrava in maniera completa l’opera del maestro di Monte Vidon Corrado), in questo momento le tele di Vespasiani sempre meno figurative forniscono una panoramica del tratto pittorico che raggiunge soluzioni stilistiche più evanescenti ed essenziali. Sulla linea colorista, che scende lungo l’Adriatico, nel 2012 presenta il dialogo in tre sedi con i capolavori di Lorenzo Lotto, il quale oltre ad essere uno dei più grandi interpreti è anche colui che ha saputo rivoluzionare i codici del ritratto e la mostra focalizza l’attenzione sull’interpretazione psicologica e formale del volto, dalle espressioni comuni alle tensioni umane più profonde. A 27 anni vince il primo Premio Pagine Bianche d’Autore, nel 2011 viene invitato al Padiglione Italia della 45° Biennale di Venezia, figura nel libro Fragili eroi di Roberto Gramiccia dedicato ai più interessanti artisti italiani del futurismo ad oggi. Dal 1998 sono circa trenta le mostre personali documentate con volumi prodotti in serie limitata, arricchiti da testi critici, interviste e da testimonianze trasversali. Del suo lavoro se ne sono occupati oltre agli storici e ai critici d’arte, anche filosofi, scrittori, antropologi e teologi.
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