L’Esposizione Universale di Roma

La vicenda dell’E42 si svolge in un arco di tempo che va dal 1935 fino al 1943, l’anno della caduta del fascismo. Durante questi anni il regime passa dal culmine del consenso alla rovinosa fine. Gli eventi che accompagnano la nascita dell’E42 corrono paralleli a tutti gli avvenimenti più drammatici dell’Italia del ventennio: la guerra d’Etiopia, la guerra di Spagna, l’avvicinamento alla Germania nazista, l’entrata in Guerra, la disfatta finale.

Le motivazioni che spingono Mussolini e il regime nelle sue menti più lucide, una fra tutte Bottai, verso l’organizzazione di una Esposizione universale a Roma segue due ordini di priorità: da una parte ragioni di opportunità politica, dall’altra ragioni di ordine ideologico.

Dal versante politico la necessità di recuperare consensi dopo la guerra d’Etiopia e l’esigenza di proporsi come un Impero di pace e di civiltà innescano una questione di immagine internazionale. Si tratta poi di porre i presupposti per dare concretezza all’ossessione urbanistica mussolininana dell’espansione di Roma verso il mare. L’Esposizione rappresenta inoltre un tentativo d rimettere in moto un’economia in affanno, fiaccata dai sogni imperiali del regime e dell’autarchia, conseguenza delle sanzioni economiche.

Ideologicamente l’ambizione del fascismo di presentarsi al mondo come modello di organizzazione economica e sociale: il sistema corporativo avrebbe un ambito nel quale essere spiegato e diffuso. Il Fascismo, convinto, in un mondo diviso tra collettivismo e liberismo, di aver trovato la terza via, sente l’esigenza di presentarla al mondo. Acquisita attraverso la conquista dell’Impero, la sufficiente rilevanza politica a livello internazionale vuole in questo contesto raggiungere la possibilità di essere ascoltato. L’importanza che avrebbero le mostre dell’E42 inerenti al corporativismo conferma questa posizione. Altro punto fondamentale per definire le motivazioni ideologiche sta nella presentazione e nella propaganda del mito della nuova civiltà in cui Mussolini stesso si erge a demiurgo.

Il mito della nuova civiltà si esplica in uno scritto Europa 2000 mai venuto  alla luce. La riflessione contenuta nello scritto parte dalla crisi di civiltà che attanaglia l’Occidente, le cui cause sono da riscontrarsi nell’industrialismo e soprattutto nel supercapitalismo, che rende l’uomo estremamente individualista. La vecchia civiltà rappresentata dalla democrazia borghese e dal bolscevismo materialista e internazionalista, non è nient’altro che un camuffamento dello stesso supercapitalismo. In opposizione la nuova civiltà è pervasa da una visione spiritualistica e volontaristica della vita e della storia dei popoli, nella convinzione che le origini più vitali dell’Occidente siano nello spirito classico e ancor più nella romanità.

In questo contesto culturale e psicologico, è comprensibile l’entusiastica adesione di Mussolini all’idea dell’E42 , che avrebbe dovuto essere secondo la sua stessa definizione, Olimpiade della Civiltà, per glorificare quello spirito classico, che è il fine del fascismo come ideologia, creando qualcosa «destinata a rimanere nei secoli, con edifici che avranno le proporzioni di San Pietro e del Colosseo […] il tutto sarà dominato da un gigantesco arco romano».[1]

L’E42 si presenta dunque da subito come lo scenario ideale per rappresentare i principi e i valori della nuova civiltà in un contesto su scala internazionale.

Nel giugno del 1935 a Bruxelles si riunisce il Bureau International des Exposition per stabilire il programma delle Esposizioni. Accordate le date del 1937 per Parigi e del 1939 per New York, la delegazione italiana si propone per 1941.

A Roma Giuseppe Bottai, da gennaio governatore della città,  sottopone il programma a Mussolini. Nello stesso mese viene presentato il Progetto di massima per una esposizione universale a Roma – 23 marzo 1939 o 1942.

La stesura di questo testo si compone di tre parti: una premessa, un progetto tecnico e un progetto finanziario. Alla relazione partecipa Virgilio Testa, nominato da Bottai il segretario generale del Governatorato.

Nella premessa si descrive l’importanza delle Esposizioni in relazione al sorgere della grande industria e allo sviluppo del lavoro e degli scambi.

Le esposizioni “nel loro significato etimologico intendono costituire una generale rassegna di tutte le attività e di tutte le mete raggiunte da una o più Nazioni in un determinato periodo di tempo e nella quale, premiando gli sforzi ed i massimi risultati ottenuti, si suscitano emulazioni creatrici di nuovi progressi.”[2] Si passa alla rassegna delle varie Esposizioni europee come avvenimenti salienti sia dal punto di vista politico che economico. Si sottolinea che l’importanza delle Esposizioni aumenta quando da nazionali diventano internazionali in modo da permettere il confronto con altri paesi. Attraverso questa rassegna il primato francese viene sancito con l’Esposizione del 1889 celebrativa del Centenario della Rivoluzione francese e con l’Esposizione Mondiale del 1900. Il progresso tecnico viene derivato in questi eventi con la realizzazione di opere che restano, a manifestazione conclusa nel territorio nazionale. Si citano il Crystal Palace, l’Olympia e Kensington House, la Torre Eiffel, il Grand Palais, il Trocadero, il Prater di Vienna, il ponte del Risorgimento di Torino.

Da questo punto di vista si stabilisce l’utilità delle Esposizioni rispetto al progresso del paese. In quest’ottica l’Esposizione Universale di Roma viene vista come “una rassegna di eccezionale importanza capace di mettere in evidenza tutti i progressi e tutti i ritrovati di oltre 27 secoli di attività umana, da quando cioè Roma fece brillare sul mondo la luce del suo genio e della sua potenza.”[3]

L’Esposizione assurge ad esempio di una nuova vitalità che il Fascismo, in 15 anni, ha saputo condurre con ordinamenti di fratellanza e di fatica umana, sovvertendo i metodi con nuovi innesti di vita e creando un nuovo volto politico, sociale, economico, militare, demografico della Nazione.

L’utilità di creare a Roma, nel ventennio della fondazione dei Fasci Italiani di Combattimento (23 marzo 1939) o nel secondo decennale della marcia su Roma (1942) un’Esposizione Universale si estende a tutte le arti, le scienze, a ogni genere di lavoro e di attività, alla presentazione e alla propagazione di tutti gli elementi del nuovo diritto romano a cui prenderanno parte non solo le 30 nazioni che normalmente presenziano a manifestazioni di questo tipo, ma bensì a tutte le nazioni del mondo.

Nel documento si legge che: “L’Esposizione Universale di Roma dovrà costituire un polo magnetico che dovrà attrarre per importanza senza precedenti, per grandiosità, per tecnica, per organizzazione”[4]. La premessa si conclude con la creazione di un complesso su di un territorio di 250 ettari che da Roma si protende verso il mare di Ostia, per realizzare quella “previsione del Duce di «Roma porto di mare» da dove si parte per solcare ogni Oceano con il lavoro e la saggezza romana, ovunque vi sia terra da bonificare ed umanità da redimere e da esaltare”.[5]

Il progetto tecnico elabora tre punti principali come base della grandiosità dell’Esposizione:

1)                           L’estensione della zona occupata, descritta in modo da sorpassare di gran lunga le aree coperte fino a quel momento coperte da simili manifestazioni.

2)                           L’ordinamento edilizio e la realizzazione architettonica tale da costituire un amplesso di assoluta novità e rarità per segnare lo stile dell’epoca dell’anno XX.

3)                           La presentazione efficiente e definitiva del Corporativismo Fascista in modo che tutti i popoli possano comprenderlo e adottarlo.

In via immediatamente subordinata l’Esposizione deve realizzare una manifestazione di nuovissimo carattere scientifico ove vengono messe in particolare rilievo le più recenti scoperte della scienza astronomica, elettrica, aerodinamica, ottica, balistica, medica ed infine costituisce un’impresa finanziaria di eccezionale valore con un esito tutt’affatto attivo.

Seguendo le direttive accennate, l’Esposizione del Littorio dovrebbe sorgere in una vasta zona piana tra Roma e Ostia attraversata dal Tevere nonché in una zona collinosa quale prezioso e artistico scenario. I vantaggi di suddetta zona sono: la mancanza di case, ville, fabbriche, appoderamenti, che intralcerebbero il piano regolatore; la disposizione lungo il fronte principale della via Ostiense e la Via del mare in modo da assicurare la più rapida e comoda affluenza dei veicoli e il facile smistamento di questi; la comprensione di una linea ferroviaria (Pisa-Roma) e una stazione (Magliana) perfettamente efficiente in modo da garantire il più perfetto servizio di trasporto ferroviario per viaggiatori e merci; la fornitura di complessi tecnici logistici (acquedotto, luce, forza) in modo da facilitare i rifornimenti; essere di facile acquisizione ed espropriazione assicurando il minimo dispendio per l’acquisto del terreno.

I confini di detta zona è per complesso naturale di insuperato valore scenografico e sarebbero i seguenti:

– punto di confluenza Fosso di Vallerana-Tevere

– stazione della Magliana

– ciglio sinistro della strada che sale verso «il Poggetto» sino all’incrocio con la strada per Fiumicino

– strada di Fiumicino (lato sinistro) sino al Km 13

– linea verticale da questo punto fino alla riva destra del Tevere

– Ruderi della Bufolara

– seguendo la via del mare fino al punto di confluenza Fosso Vallerana-Tevere.

Seguendo il testo si richiede successivamente ad un gruppo di intelligenti e giovani architetti di studiare un piano regolatore e un progetto tecnico per costituire “un complesso artistico completamente nuovo e di gusto essenzialmente Fascista”[6] in modo da completare il quadro di modernità fornito dalle nuove leggi politiche, sociali ed economiche del regime.

Per creare un centro di verde, di riposo e di curiosità verranno attrezzate aree con laghi, fiumi, giardini, boschi e vallate. La costruzione  monumentale e la glorificazione di Roma come faro di civiltà ospiterà “la Mostra dell’ordinamento politico delle 22 Corporazioni, delle Organizzazioni sociali e demografiche, la Mostra di tutta la struttura amministrativa, Sindacale, Militare, Educativa, Sportiva, Assistenziale data alla Nazione dal Duce del Fascismo”.[7]

L’Esposizione viene anche utilizzata per rappresentare un viaggio intorno al mondo con la partecipazione delle nazioni con i loro usi, costumi, risorse, religioni, attività, ordinamenti. Le 94 Provincie Italiane verranno caratterizzate in singoli padiglioni per la loro importanza industriale, agricola e turistica. Si progettano inoltre padiglioni speciali per le scienze e per la civiltà e un centro di divertimenti “tra i più nuovi e geniali”[8].

Il piano finanziario è calcolato secondo una cifra di 500 milioni. A tale spesa si arriva con gli introiti delle partecipazioni, gli ingressi all’Esposizione, il gettito di diritti e proventi vari, contributi, plus-valore del terreno rivenduto dopo la manifestazione.

Mussolini risponde alla relazione di Bottai e invia in archivio la pianta. Nella lettera del 23 giugno 1935 egli dichiara di approvare l’idea ma di non renderla pubblica fin quando non indichi precisamente il momento; propende per l’esaltazione del ventennio indicando la data di inaugurazione per il 23 marzo 1942; rimanda infine la località da scegliere per l’evento e dispone sugli esercizi per il bilancio.

L’11 novembre 1935 l’ambasciatore italiano presenta a Parigi la domanda ufficiale al Bureau precisando che l’Esposizione si sarebbe tenuta tra la città e il mare.


[1] R. DE FELICE 1996, p.320.

[2] Documento tratto da: Italo Insolera, Luigi Di Majo, L’Eur e Roma dagli anni ’30 al 2000, editori Laterza, Bari, 1986, p.12.

[3] Ivi, p.13.

[4] Ivi, p.14.

[5] Ibid.

[6] Ivi, p.15.

[7] Ibid.

[8] Ivi, p.16.

TRATTO DA “LUCE E ARCHITETTURA IN TRE EDIFICI DELL’E42” tesi di Laurea Specialistica in Storia dell’Architettura disponibile presso l’Archivio Centrale di Stato, di Valentina Giannicchi, relatrice Antonella Greco, correlatrice Leda Diodovich

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