Le metamorfosi di David Bowie

Ci lascia l’uomo delle stelle. Una delle più grandi, geniali e creative menti artistiche degli ultimi cinquanta anni, icona indiscussa del rock, dominatrice di folle e platee scatenate.

David Bowie, al secolo David Robert Jones, si è spento a pochi giorni dal suo 69^ compleanno. Nella stessa data usciva il suo ultimo album Black star – lasciato a noi come un testamento musicale – e il video Lazarus in cui il Duca Bianco risorge dalla morte così come Lazzaro nel racconto evangelico (morto per malattia) viene resuscitato da Gesù. La notizia è stata rilasciata attraverso i canali social ufficiali della star, è stata poi confermata dal figlio Zowie Bowie. Due settimane fa lo stesso Bowie aveva annunciato il ritiro “definitivo e irrevocabile” dai palcoscenici che comunque non frequentava dal 2006.

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Una carriera lunghissima e ricca di successi, di sperimentazioni e contaminazioni: dal glam rock al folk acustico, dall’elettronica al pop rock, dalla dance rock al proto-punk, passando anche per il new wave e il soul bianco. Camaleonte del rock, ha reinventato nel tempo il suo stile e la sua immagine, dando origine ad alter ego come Ziggy Stardust, Halloween Jack, Nathan Adler e The Thin White Duke. Ai primi posti della lista del 100 migliori cantanti del mondo stilata da Rolling Stone. Ha avuto successo come attore nel film di fantascienza – L’uomo che cadde sulla Terra di Nicolas Roeg, in Furyo (Merry Christmas Mr. Laerence), Absolute Beginners, Labyrinth e Basquiat.

La sua storia comincia da Brixton e poi nel Kent. Quando frequentava la scuola, a undici anni, innamorato dei suoni che provenivano dall’America; alla domanda “Cosa vorresti fare da grande?” aveva risposto “Voglio diventare l’Elvis britannico”.

La figura del fratellastro Terry Burns risulterà centrale nell’educazione musicale e nella vita del Duca: il jazz di John Coltrane e Eric Dolphy, gli scrittori beat…ma poi anche la schizofrenia, la repressione nell’ospedale psichiatrico, fino al triste epilogo del suicidio dello stesso Burns. E sarà poi fonte di ispirazione per opere come The man who sold the world, The bewlay brothers e Jump (they say). Una continua ossessione per David che vivrà con la paura di impazzire a sua volta.

Il primo sax Bowie lo riceve a pochi giorni dal suo tredicesimo compleanno. Prende il telefono e contatta Ronnie Ross – il suo idolo al sassofono – che accetta di dargli qualche lezione. È intorno agli anni Sessanta che comincia l’avventura nel mondo della musica. Fra le prime conoscenze di David Bowie c’è George Underwood, lo stesso che lo colpirà ad un occhio – per una questione con una ragazza – causandogli una midriasi permanente. Quello stesso occhio, sinistro, che per anni a tutti sembrerà affetto da eterocromia, valendogli peraltro il soprannome Red Orb da parte dei ragazzi della scuola e che invece alterava la percezione della profondità e della luce dell’artista. In questo periodo Bowie comincia a comporre i primi brani, incide il suo primo disco (Liza-Jane), rilascia la sua prima intervista televisiva e milita in una serie di band come The Kon-rads, Hooker Brothers, The King Bees, Manish Boys, The Lower Third e infine The Buzz. È il ’66 quando adotta definitivamente il nome David Bowie per evitare di esser confuso con Davy Jones dei Monkeers.

Sempre più orientato ad una carriera da solista pubblica nel 1967 il suo primo album, intitolato semplicemente David Bowie, il quale però non incontra il favore del pubblico. Questo contribuisce alla rottura con la casa discografica Deram, infatti nuove tracce registrate per la stessa vengono respinte. In questo periodo cominciano anche le sue primissime esperienze come attore.

Gli anni Sessanta saranno anni molto intensi per Bowie, carichi di impegni, di fondamentali esperienze e indispensabili conoscenze nel panorama della musica. Si attiverà il club ribattezzato Growth, un laboratorio artistico in linea con la Factory newyorchese di Andy Warhol.

L’11 luglio 1969, dieci giorni prima dall’allunaggio dell’Apollo 11, esce il 45 giri Space Oddity, lato B di Wild Eyed Boy from Freecloud e primo estratto dell’album omonimo, trasmessa dalla BBC proprio durante i servizi dell’allunaggio. Ad agosto il festival della fucina artistica di Bowie al Beckenham Recreation Ground (proprio nei giorni del Festival di Woodstock dall’altra parte dell’Atlantico) vede circa 3.000 partecipanti. Bowie però dice addio al Growth diventato per lui una sorta di “David Bowie Show”.

A ottobre Space Oddity ha raggiunto la quinta posizione nella classifica inglese e lui partecipa per la prima volta al programma della BBC Top of the Pops. Malgrado non si raggiunga nessun successo commerciale alla fine dell’anno Bowie viene votato come migliore artista emergente dai lettori di Music Now! e Space Oddity viene nominato disco dell’anno da Disc and Music Echo. Il suo aspetto è ancora quello di un cantastorie folk, con una folta chioma, riccioluta da permanente.

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L’anno si chiude con la registrazione in italiano di Space Oddity intitolato Ragazzo solo, ragazza sola (il testo non rispecchia il contenuto originale).

I Settanta si aprono con un Bowie inedito: i capelli sono ancora riccioluti, ma ora indossa vesti femminili che gli valgono la censura per la copertina americana di The man who sold the world, il suo secondo album. Si apre definitamente la stagione glam-rock e la sua nascita è fissata con una esibizione degli Hype, di cui Bowie è frontman.

Lustrini e paillettes, boa di piume e rimmel, stivali e tutine spaziali. “Rock’n’roll col rossetto”, lo ribattezzerà John Lennon. – Ondarock

Sulla copertina di Hunky Dory sfoggia una posa alla Greta Garbo con una capigliatura e un’atmosfera tipiche di un’opera di Dante Gabriel Rossetti. Anche Brian Eno ne rimane stregato.

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Il passo fino a Changes e Life on Mars? è breve e finalmente Bowie riesce a conquistare la critica. Per diventare famoso avrà però bisogno delle sue maschere e la prima che crea – efficace e con lucida determinazione – è l’alieno caduto sulla terra (o forse una spia degli alieni) Ziggy Stardust. È sicuramente kitsch, con una specie di calzamaglia dannatamente skinny, appare un po’ sgarbato e ha una stramba pettinatura color carota. Il personaggio funziona alla grande e il concept-album The rise and fall of Ziggy Stardust and the spiders from Mars è capolavoro di rara bellezza. Sul palco c’è ora l’istrione, l’artista globale; c’è la fusione tra rock, teatro e performance. C’è la fusione tra finzione e realtà: David Bowie in pochi mesi spopola acquistando sempre più il favore del grande pubblico e consacrando uno standard di glam-rock universale. Un inno generazionale che si aliena dai pregiudizi e apre le barriere all’ambiguità sessuale e alla libertà erotica. Sulla stessa scia glitterata ci sarà poi Aladdin Sane – una saetta coloratissima su una metà del viso che segnerà la fine, con tanto di requiem, dell’epopea del glam rock – e il manierato Pin-Ups – una raccolta di cover glam-rock che ripescherà da band 60’s come Pink Floyd, Kinks e Who.

Con Diamond Dogs si avallano tutte le sue manie di trasfigurazione e la nuova figura è Halloween Jack: quello stesso corpo che aveva ospitato saette, rossetti, glitter e lamè ora – per metà – si trasforma nelle sembianze di una cane. È questa la copertina dell’album infatti e qui si manifestano in anticipo tutte le inquietudini delle future generazioni new-wave. Il disco parla dei diamond dogs, sopravvissuti ad una catastrofe apocalittica (e le scenografie del tour ne daranno conferma) che si trovano sotto l’occhio vigile del Big Brother di Orwell, da cui Bowie prende ispirazione.

david rebel

A metà degli anni ’70 Bowie si apre a pulsazioni disco e con Young Americans è il primo bianco a partecipare al programma tv USA Soul Train.

Con Station to station approda fra noi un altro personaggio The Thin White Duke: black trousers a pieghe, panciotto, camicia bianca, capelli rossi – ma più chiari, quasi dorati – azzimati e tirati all’indietro. Un dandy moderno e particolarmente seducente, quasi nevrotico e avulso dalla società. Accattivante, irresistibile. Qui la contaminazione fra suoni e generi è esasperata; il disco è definito dalla critica come opera dolente, impregnata di simbologia oscura, “la via crucis americana di David Bowie”. Nel tour il ricco scenario è abbandonato a favore di un’atmosfera radicale, poche luci e sul fondo le immagini del film Cane Andaluso di Luis Buñuel e Salvador Dalì.

Abbandonati i palcoscenici americani il Duca Bianco attraccherà in una Berlino mitteleuropea in cui perfezionerà la cosiddetta trilogia berlinese “LowHeroesLodger” la cui linfa vitale sarà data dall’ambient music di Brian Eno. Il brano che racchiude tutto il periodo berlinese è Heroes: il canto del cigno dell’ultimo romantico sulla terra che chiede alla propria donna di andarsene perché tutto sta andando allo sfascio. Un canto di amore e libertà, cantato in una Berlino ancora divisa. Ne faranno eco, per sempre, le immagini  del film Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino in cui l’artista interpreta se stesso.. 

I, I will be king
And you, you will be queen
Though nothing will drive them away
We can be heroes, just for one day
(“Heroes”)

Per David Bowie gli anni ’80 tornano ad essere Americani. L’anello di congiunzione fra la precedente fase “avanguardistisca” e le successive esaltazioni pop-dance è Scary Monsters (And Super Creeps), registrato proprio a New York. Senza ombra di dubbio gli Ottanta sono per Bowie il decennio dell’approvazione del grande pubblico, il successo commerciale di massa. È il caso di Ashes to Ashes, Let’s Dance, China Girl, Loving the Alien. Ad alimentare la produzione sono i sofisticati video che l’immagine di Bowie sa padroneggiare con grande maestria. I video per Bowie diventano nuovi palcoscenici e nuovi spazi dove poter cambiare immagine, trasformare se stesso per l’ennesima volta. Mutarsi la forma e l’aspetto: ora compare come in un Pierrot moderno, ora è super-ossigenato e abbronzato, tutto dance-rock fino ad opere come Tonight, Never let me down. Il Glass Spider Tour conterà 3.000.000 di partecipanti: sarà vero e proprio boom.

Alla fine degli anni ’80 Bowie decide però di dare una decisiva scossa alla sua produzione e si abbandona così a sonorità heavy-metal dando vita al quartetto dal nome Tin Machine. Sobrio, elegante, biondo. Impeccabile.

Tin_Machine_Vinyl_Album_Cover

Finite la sperimentazioni heavy e il progetto Tin Machine gli anni ’90 non possono che essere elettronici anche per Bowie. Così il suo genio irrazionale risale la via del passato e si butta nei club underground e nei ritmi frenetici della jungle. Ne esce fuori Earthling e non è per niente sobrio: ha giacche squadrate, forme roventi e colori sgargianti, indossa la bandiera della Gran Bretagna.

 

La nuova metamorfosi irrompe con 1.Outside, rinnovata intesa con Brian Eno. Nel concept-album si dispiega la storia di Nathan Adler, scritta al computer da Bowie e riassemblata poi elettronicamente con un successivo programma. Il Duca diventa ora un detective e attraverso la storia di sette personaggi egli analizza la figura dell’outsider. 

 

Con Hours del 1999 si cambia ancora una volta registro: Bowie ricompare nuovamente capellone (come negli anni Settanta). L’album parla di un uomo che guarda al suo passato e emerge fuori proprio come un grande zibaldone di ricordi.

Al decennio dei 2000 Bowie consegnerà opere importanti come Heathen – che suona “come un ibrido tra lo Ziggy Stardust del periodo glam-rock e il Duca Bianco di Heroes” – e Reality – “tipica megalomania bowiana” – ma anche l’annuncio del ritiro dalle scene.

Non poteva certo finire così una gloriosa carriera. La rinascita avviene nel 2013 con The Next Day. Where are we now? è strabiliante, il video sancisce lo smascheramento dell’artista. Per congedarsi da noi a nudo, nella più pura delle sue forme.

Infine l’epilogo. L’uscita di scena di gran classe. Lazarus ci ha inquietato mandando a segno un altro importante connotato visionario dell’artista globale. Blackstar attraverso una nera, bruciante e carbonizzata polvere di stelle ci conduce nell’ultimo universo disegnato appositamente per noi da David Bowie.

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