A.I. Artisanal Intelligence ad AltaRoma 2016

A.I. ovvero Artisanal Intelligence – Body for the dress.
Una retrospettiva unica nel suo genere e davvero piacevole da visitare. L’abito, il corpo e le sue costruzioni estetiche nelle opere di designer, artisti e artigiani presso lo spazio contemporaneo e post-industriale dell’Ex Dogana dello Scalo di San Lorenzo.

Il progetto, che promuove il migliore artigianato italiano e internazionale, ha compiuto quest’anno un lustro di vita.
Ecco alcune foto dell’evento e delle esposizioni.

Thomas De Falco, artista-inventore di nuove storie, dall’installazione alla performance, qui racconta il rapporto del corpo con l’abito involucro e radice. L’installazione del grande abito in mostra è stata già presentata alla Triennale di Milano e indossato da Benedetta Barzini per una performance. Disegnato da De Falco e realizzato da Paolo Di Landro.
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Úna Burke realizza accessori/abito che si presentano come corazze di pelle tinta con colori vegetali, costruite con sapienza geometrica. Borse, cinture e corpetti scultorei che trovano spazio nel mondo dell’arte e in quello del fashion. Ha collaborato con Madonna e Lady Gaga e lavorato nel cinema per i costumi di Hunger Games.

Nei grandi ambienti dialogano come merci e come documenti, i lavori di fashion designer, artigiani e artisti: oggetti e opere come i manichini nel video dell’Istituto Luce del 1941. Ogni interprete esprime il suo rapporto creativo con il corpo dai bustini di Brighenti, nome storico della lingerie romana, alle giacche usate come segni da Roberto D’Alia.

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Filippo Pugnetti, designer artigiano, è poi l’inventore di una forma nuova, ma con radici tradizionali, per borse che realizza con l’esperienza della modellistica dei maestri, soprattutto quelli degli anni ‘50 che impostavano prototipi e cartamodelli prima di disegnare. Arriva alla sua produzione dopo esperienze per Laura Buccellati e Chloé.

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Fashion textile designer svizzera, con base operativa in Italia, Ladina Steinegger ha lavorato da Ratti sviluppando progetti di stampa tradizionale e digitale per brand come Givenchy, Lanvin e Balenciaga. L’ispirazione per i pezzi in mostra deriva dall’arte concreta brasiliana di fine anni ‘50 e gioca su cromatismi riprodotti su sete e nylon trasparente per evidenziare l’effetto delle sovrapposizioni.

Continua inoltre presenza delle scuole come IUAV di Venezia e Accademia Costume & Moda  (di cui vediamo le opere in foto) come primo anello di una catena che ogni volta disegna un organismo di analisi nuovo sul rapporto fra arte, moda e artigianato.

Borse scultura con Kofta, la pelle piegata sulla forma come un involucro perfetto per contenere un concetto. Ogni collezione appare come una installazione, la pelle è cruda e ogni borsa sembra si plasmi sul corpo come una memoria ancestrale e un oggetto del futuro.
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Gli abiti e sculture della designer inglese Sadie Clayton trovano ispirazione in una personale spiritualità che la porta a indagare sulle forme di pietre o cristalli, nel concetto di tempo e spazio. Archetipi che vengono riportati ad una vita reale grazie all’uso delle stampanti 3D. Ha già collaborato con Skin, Fleur East e il fotografo Mark Lebon.

Admater Lavinia Fuksas e Alessandro Grimoldieu presentano una collezione di gioielli nelle tre declinazioni dell’oro rosa, argento e bronzo e raccontano amore, fertilità e passione attraverso la geometria del modulo triangolare, come simbolo sacro di perfezione e armonia.

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“Bryonia”
Giovanissima ma matura artista, Sacha Turchi lavora sperimentando materie organiche come una scienziata che cerca una soluzione. L’opera in mostra è un ibrido che muta da colonna vertebrale a treccia, sintesi del femminile che racconta la trasmissione dell’essere di generazione in generazione. Cultura e individualità si sostengono sul nostro centro dell’equilibrio, la colonna vertebrale.

Credits:AltaRoma
Photo:ArchiLadyMenabò


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