Le esposizioni Universali europee

Esposizione universale è il nome generico che indica le grandi Esposizioni tenutesi fin dalla metà del XIX secolo. Lungo i decenni questo termine è associato indiscriminatamente a qualsiasi Esposizione di carattere internazionale sebbene l’organismo internazionale che coordina gli eventi di questo genere, il Bureau International des Expositions (tipicamente abbreviato in BIE), definisse una nomenclatura ben precisa. In tempi moderni comunque l’aggettivo universale viene associato a qualsiasi Expo di categoria superiore (in contrasto con le esposizioni internazionali, più piccole). L’Ufficio Internazionale delle Esposizioni viene creato nel 1928 tramite la Convenzione di Parigi, che diviene effettiva a partire dal 1931. Inizialmente il BIE ha solo compiti amministrativi legati all’organizzazione delle Esposizioni internazionali. Con il tempo però il suo ruolo si è evoluto in quello di ente a supporto amministrativo, ma anche che offre esperienze professionali nelle materie soggetto delle Expo e che partecipa attivamente alla promozione delle stesse. Inoltre è importante il suo ruolo come organizzazione propositrice di dialogo e cooperazione internazionale. Regola quindi la frequenza delle Esposizioni, la loro regolamentazione con rispetto delle leggi internazionali e ne garantisce la qualità. Al momento i membri del BIE sono 155 Stati, ognuno rappresentato da uno o più delegati (al massimo tre). Qualsiasi Paese può diventare membro dell’organizzazione a patto di sottoscrivere la Convenzione del 1928 e i successivi protocolli.

Le Expo, come si legge dallo stesso sito del BIE, sono un luogo unico dove si pratica educazione attraverso sperimentazione, cooperazione attraverso partecipazione e sviluppo attraverso innovazione. Sono un messaggio di interesse universale; una esperienza educativa e ricreativa, laboratori di sperimentazione che mostrano le novità e lo straordinario. Gli obiettivi che il BIE vuole raggiungere attraverso le Esposizioni sono:

  • Rinforzare le relazioni internazionali
  • Condividere cultura ed educazione
  • Incoraggiare lo sviluppo
  • Lavorare per l’ambiente
  • Rinnovare la città
  • Sperimentare con il futuro

Ovviamente una Expo può raggiungere l’obiettivo del rafforzamento delle relazioni internazionali perché numerosi Paesi vi partecipano. Sono invitate ad illustrare il tema generale dell’Esibizione nei loro padiglioni e ognuno nella propria maniera, rappresentando il proprio Paese. Fin dalla loro istituzione, le Esposizioni universali sono ritenute vetrine del progresso culturale e tecnico, oltre che luoghi di esperienza di una comunità mondiale sempre più integrata e interdipendente sul piano economico e della civiltà. Al tempo stesso, consentono però anche di mettere in risalto i caratteri peculiari di una nazione.  Sono dunque un modo per esprimere e pubblicizzare la propria cultura e un veicolo di scambio culturale. Inoltre accettare regole comuni, contribuire allo sviluppo del tema, effettuare proposte e aprire un dialogo con quelle altrui, diventa un esempio di democrazia che funziona e che si può catalogare come democrazia globale. E ancora le Expo sono un luogo eccezionale di incontro fra i cittadini del Paese organizzatore e quelli di tutto il resto del mondo, in un ambiente particolare per lo scambio e l’incontro delle esperienze, competenze e conoscenze di ognuno. Le Esposizioni sono inoltre un momento unico per sperimentare il multilateralismo, che risulta essere l’unico modo di incoraggiare le Nazioni alla pace e alla cooperazione. Possono partecipare alle esposizioni organizzate dal BIE anche i Paesi non membri e aziende che espongono normalmente in padiglioni dedicati appositamente alle iniziative private. Sono inoltre invitate a partecipare alle Expo numerose associazioni internazionali. Ad esempio sono state spesso presenti la Unione Europea, le Nazioni Unite e la Croce Rossa Internazionale.

Secondo le ultime regole definite dal BIE una Esposizione universale, o per meglio dire una International Registered Exhibition, è caratterizzata da:

  • Frequenza: ogni 5 anni
  • Durata massima: 6 mesi
  • Costruzione dei padiglioni da parte dei partecipanti
  • Dimensioni dell’area non definitive
  • Tema generale

La scelta di organizzare le Expo maggiori solo una volta ogni cinque anni è probabilmente presa per ridurre le spese dei Paesi partecipanti; in effetti si ritiene che l’Australia scelga di non partecipare all’Expo ’98 proprio per questo motivo, forse perché la Expo di Siviglia è troppo vicina nel tempo per giustificare un’altra rappresentanza.

La storia delle Esposizioni Universali in Europa inizia il secolo precedente. Per la prima metà dell’Ottocento le Esposizioni sono nazionali. I Salon de beaux-arts et manufactures, che caratterizzano la prima metà del secolo, hanno lo scopo di far conoscere i prodotti dell’artigianato locale che timidamente si affaccia sul mondo delle macchine. Infatti non esiste ancora una netta separazione tra artigianato e industria e ancora non è avvenuta la separazione tra le arti. L’iniziativa dilaga dalla Francia in tutta l’Europa, soprattutto al seguito di Napoleone, in onore del quale spesso vengono celebrate. A Torino, durante il periodo di annessione del Piemonte alla Francia, l’occasione di questa manifestazione è artificialmente creata con la festa di San Napoleone che viene fatta cadere il 15 agosto. Le Esposizioni torinesi si tengono nel 1805, nel 1811 e nel 1812, mentre a Milano hanno luogo ogni anno, dal 1806 al 1813, e la prima esposizione napoletana ha luogo nel 1811. Dopo la caduta di Napoleone sarà proprio Napoli a tenere viva questa consuetudine: le uniche Esposizioni nel periodo della Restaurazione si svolgono in questa città negli anni 1818, 1823, 1828. Negli anni ’30 le Esposizioni Nazionali riprenderanno nelle città di Torino, Milano, Napoli e Firenze, alternandosi con cadenza non più annuale; mentre a Palermo la prima esposizione di prodotti dell’industria ha luogo nel 1836.

“Le esposizioni universali sono luoghi di pellegrinaggio al feticcio merce”. Queste parole, scritte da Walter Benjamin a Parigi capitale del XIX secolo, focalizzano sinteticamente tutte le peculiarità di questo fenomeno, tipico della seconda metà dell’Ottocento.

La prima Esposizione universale si apre a Londra nel 1851 (1 maggio-11 ottobre), animata da Henry Cole e con sede Hyde Park. Nonostante sia indetto un concorso internazionale nessuno dei progetti viene realizzato. Il costruttore di serre Joseph Paxton prepara un progetto la cui offerta risulta la migliore tra tutte e realizza il Palazzo di Cristallo, in ghisa e vetro, che suscita l’ammirazione di eminenti critici tipo Ruskin. Lo spazio espositivo, sul modello di una grande serra (il modello è da ricercarsi nella grande serra di Chatswork del 1837-1840), rivoluziona l’architettura e sperimenta nuove strade, per cui è difficile individuare archetipi e modelli imitativi. L’Exhibition di Londra ha grandissimo successo di espositori, ma soprattutto di pubblico e segna il trionfo della macchina e del “progresso materiale”. La coscienza di vivere in un’epoca di grandi trasformazioni è viva non soltanto tra i tecnici e gli scienziati, anche i pittori preraffaelliti – e in particolare Ford Madox Brown – sono fortemente colpiti dal discorso inaugurale pronunciato dal principe Alberto: anche l’arte figurativa si adegua ai nuovi scenari industriali.

The Great Exibition of the Works of Industry of All Nations a differenza delle precedenti esposizioni dedicate agli specialisti, diviene essa stessa un riferimento culturale, un avvenimento – come ben puntualizzerà Charles Babbage nel 1853 – che “coinvolge tutte le classi sociali”. Essa è mezzo di comunicazione e con essa la tecnica diviene parte integrante di una società che ha ormai abbandonato i suoi modelli agricoli e artigianali. Il nuovo modello da imitare diviene allora la “città industriale” e delegazioni di politici, di curiosi e di operai si recano a Londra, per visitare il Crystal Palace e le sue meraviglie.

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L’edificio è basato sulla ripetizione di un motivo semplice che solo apparentemente somiglia ai modelli della tradizione classica.

Il successo del Palazzo di Cristallo è enorme e a New York si decide di costruirne uno simile per l’Esposizione del ’53.

La grande Esposizione di Londra è anche un periodico di successo, pubblicato a Torino dalla Tipografia Subalpina dal 24 maggio al 2 dicembre 1851. Il giornale, che offre la possibilità di conoscere ciò che avviene a Londra, anche rimanendo in Italia, contiene un’ampia cronaca relativa agli espositori italiani: il Regno di Sardegna è presente con soli 150 mq, pochi a confronto dei 6.500 mq della Francia, ma anche dei 370 mq del Granducato di Toscana. Jean Victor Poncelet è nominato presidente della “sezione macchine e utensili” nell’Esposizione e ricoprirà il medesimo incarico all’Esposizione di Parigi del 1855. Giacomo Arnaudon, inviato a Londra a capo di una delegazione di tecnici e operai piemontesi, diventa cronista per quanto concerne il settore dell’industria chimica e nel 1870 pubblicherà un breve saggio Sulle esposizioni industriali che svolge un ruolo significativo nella progettazione delle esposizioni torinesi del 1872 e del 1884.

Nel clima politico suscitato dalla guerra di Crimea e in pieno fervore dell’ideologia capitalistica di progresso, nel 1855 si inaugura l’Exposition Universelle di Parigi (15 maggio-15 novembre). Essa ha luogo nell’area compresa tra l’Avenue des Champs Elysées e la Senna, tra la Place de la Concorde e il Pont de l’Alma. Nel corso della prima Esposizione Universale parigina, eccitata dal desiderio di rivaleggiare con la sfolgorante costruzione londinese, Parigi conferisce un carattere monumentale ad un edificio costruito per durare: il palazzo dell’Industria, situato in fondo ai Campi Elisi. Opera dell’architetto Viel e dell’ingegnere Barrault, unisce in maniera poco felice una triplice navata metallica di una portata di quarantotto metri ad una facciata in pietra dai sontuosi portali. La sala misura 48 x 192 metri ed è a quel tempo il più grande ambiente coperto in ferro senza sostegni intermedi. L’ingresso è di lato ed il visitatore non può ammirare appieno l’altezza e la luce della bella volta centrale, celata da un grande colmo in vetro; i critici sono categorici: “Il visitatore che arrivasse con l’idea di ammirare un palazzo inondato di luce, un palazzo di cristallo, sarebbe molto deluso, di fronte a questa enorme massa, nel riconoscere che il cristallo è semplicemente carbonato di calce al quale il profano conferisce il nome di pietra”. L’edificio acquista una grande importanza nella storia del gusto poiché diventa la sede delle esposizioni del Salon fino a quando fu demolito per lasciare il posto al Grand e al Petit Palais dell’Esposizione del 1900. Il Palazzo dell’Industria non riesce però ad avere i tratti moderni del Palazzo di cristallo perché l’industria francese non è pronta. Si usano quindi rivestimenti murari limitando il  ferro alla copertura della sala. La seconda Esposizione di Parigi nel 1867 è realizzata al Campo di Marte vede la Galerie de Machines, come edificio ospitante dell’evento. Si tratta di una costruzione ovale composto di sette gallerie concentriche. La più esterna e più vasta per le macchine, le altre per le materie prime, il vestiario, il mobilio, le arti liberali, le belle arti, la storia del lavoro. Il centro è un giardino scoperto contenente un padiglione per le monete, i pesi e le misure. Questa costruzione provvisoria è molto criticata dai parigini in quanto non si ravvede il criterio estetico indicandola come pesante, bassa e volgare. Le stesse caratteristiche che erano state esaltate nel Palazzo di Cristallo di Londra vengono qui invece biasimate.

L’International Exhibition di Londra del 1862 (1 maggio-1 novembre) è la conseguenza naturale dell’Exposition di Parigi. Nonostante la morte del principe Alberto di Sassonia-Coburgo, consorte della regina Vittoria, la guerra civile americana e la fase di recessione dell’economia europea non siano auspici favorevoli per un’esposizione, la Società delle Arti riesce a portarla al successo, soprattutto per gli ampi spazi dedicati agli oggetti di uso quotidiano. Gli spazi espositivi sono ubicati nel quartiere di South Kensington, da cui l’esposizione prende il nome; tra i prodotti dell’industria inglese eccellono le pompe centrifughe, i filatoi meccanici e automatici.  L’Italia è presente con 2.071 espositori; del resto, per il comitato di rappresentanza dell’Italia, e in particolare per il senatore De Vincenzi, Londra è l’occasione per accrescere nuove conoscenze tecnologiche. Nell’agosto del 1862 De Vincenzi, accompagnato da illustri tecnici, si trasferisce per una settimana a Sheffield presso le officine di J. Brown, per sperimentare sotto la direzione di Henry Bessmer la conversione in acciaio di ferri provenienti da miniere italiane, ottenendo buoni risultati. Ma il maggior successo di De Vincenzi è la raccolta di materiali e collezioni, ottenuti prevalentemente a titolo gratuito da parte degli espositori medesimi; la raccolta mira a creare un Museo industriale, già previsto dalla legge Casati (1859), sull’esempio del South Kensington di Londra, istituito nel 1857 dopo l’Esposizione universale del 1851 e del Conservatoire des Arts et Métiers di Parigi.

A Parigi l’Exposition Universelle del 1867 (1 aprile-3 novembre) viene concepita dal secondo Impero come simbolo del positivismo e della prosperità economica. Essa ha luogo nel Campo di Marte, dove il padiglione ha una forma di anfiteatro a pianta pseudoellittica e a gallerie concentriche. Crea imbarazzo il cannone Krupp, donato all’Esposizione dal re di Prussia e segno premonitore di una guerra imminente. Vengono inoltre ammirati gli ascensori idraulici di L. Edoux, le casse in cemento armato di J. Monier e il meteorografo dell’italiano Secchi; la macchina a vapore di Farcot ottiene un grand prix. All’Esposizione si registrano 11 milioni di visitatori.

L’Esposizione universale di Vienna del 1873 ha un’area espositiva di 2.330.631 mq, ubicati nel Prater tra il Danubio e il Donaukanal. Il palazzo dell’Industria è una struttura grandiosa in muratura e ferro, lungo 905 m e largo 176; al centro si erge una rotonda, progettata dall’architetto inglese Scott Russell. Una particolare sezione è dedicata all’efficacia dei musei industriali; Zenobio Gramme espone una dinamo. Ma il successo di pubblico è modesto, il bilancio è in passivo e i visitatori superano di poco i 7 milioni.

Il 10 maggio 1876 viene inaugurata a Filadelfia la Centennial International Exhibition, per celebrare l’indipendenza americana. Il Main Building è un parallelogramma lungo 573 m, largo 141 e alto 21. Al suo esterno si ergono il palazzo delle macchine e il palazzo dell’agricoltura, dove vengono esposte in gran numero le nuove innovazioni della meccanizzazione agricola. Un padiglione speciale viene dedicato alle popolazioni indiane d’America. Nel palazzo delle macchine spicca un grande motore Corliss che dà il moto a tutti gli alberi di trasmissione: a fianco di 100 espositori americani, vi figurano 150 inglesi e 100 provenienti da altri paesi, ma nell’insieme l’Esposizione è disordinata.

Nel 1878 per una nuova Esposizione a Parigi si costruiscono due nuovi edifici, uno al Campo di Marte e uno permanente sull’altro lato della Senna, il Palais de Trocadero disegnato da Davioud e Bourdais. Il ferro viene usato solo per le coperture e una decorazione eclettica ricopre l’edificio in assetto murario. L’opera è stata successivamente demolita per far posto al Palasi de Chaillot.

Dopo il 1878 le Esposizioni si moltiplicano: nel 1879 a Sydney, 1880 a Melbourne, 1883 ad Amsterdam, ad Anversa, 1885 a New Orleans, 1888 a Barcellona, a Copenhagen e Bruxelles.

L’Esposizione di Parigi del 1889, per il centenario della presa della Bastiglia risulta per molti aspetti la più importante Esposizione ottocentesca. Organizzata al Campo di Marte comprende un insieme articolato di edifici: un palazzo con pianta ad U, la Galerie des Machines e la torre di 300 m costruita dall’ingegnere Eiffel.

Il Palazzo progettato da Formigé è un’opera pesante e macchinosa con una cupola carica di ornamenti. La Galerie des Machines progettata da Dutert è un grande ambiente sostenuto da arcate in ferro a tre cerniere.

La volta trasparente è un arco perfetto chiusa con vetri bianchi variati con qualche semplice disegno sull’azzurro. La galleria delle macchine è un nuovo primato nelle costruzioni metalliche, ma sarà questa l’ultima Esposizione ad averne una: è lunga mezzo chilometro ed è larga 115 m, con un’altezza al colmo della volta di 45 m; il sistema costruttivo è imperniato sull’utilizzo di 40 capriate metalliche a cerniera. L’Esposizione ha una propria ferrovia interna Decauville, per un percorso di 3 km. L’elettricità è ormai consacrata al progresso tecnologico, e anche il petrolio conquista il suo primato energetico; gli americani Babcox & Wilcox primeggiano con la caldaia a vapore. Partecipano 61.720 espositori, di cui circa 35.000 francesi.

Essendo la Galerie troppo vasta per lasciare circolare liberamente gli spettatori sono costruite due ponti mobili che scorrono a mezza sala in mezza altezza. La Galerie des Machines è stata demolita nel 1910.

La Tour Eiffel (300 m) viene progettata nel 1884, riceve già nel 1886 una Protestation a firma di molti intellettuali, tra cui Gounod, Maupassant e Leconte de Lisle, ma diventa subito il simbolo dell’Exposition Universelle di Parigi del 1889 (6 maggio-6 novembre), nel primo centenario della Rivoluzione francese. La Tour Eiffel ogni notte proietta, come un faro, un fascio luminoso di 70 km.

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La costruzione della Torre è calcolata per impedire le alterazioni del vento.

Alcuni iniziali dissensi sull’estetica dell’opera vengono messi a tacere con l’elaborazione finale del 15 aprile 1889.  La Torre Eiffel si impone all’immaginazione come qualcosa di inatteso, di fantastico che lusinga la piccolezza umana. Completamente in ferro si snoda dai quattro pilastri di base per salire secondo un flusso morbido. La Torre rimane un simbolo di valore per la storia delle Esposizioni a cui è impossibile non rapportarsi.

La World’s Columbian Exposition di Chicago, denominata anche la White City, viene inaugurata l’1 maggio del 1892 ed è la più grande Esposizione universale americana. E’ stata preceduta dalle esposizioni di Filadelfia, di New York (1852, 1853, 1883) e di New Orleans (1885). L’Esposizione universale di Chicago si colloca a cavallo di due grandi eventi: la fine della guerra di secessione e l’elezione a presidente di Mac Kinley che inaugurerà la politica imperialista degli Stati Uniti. Chicago, dove la ferrovia arriva già nel 1849, è uno dei principali mercati di bestiame del paese ed è uno dei laboratori di architettura più avanzati in America: del 1885 è lo Home Insurance Building, progettato da William Le Baron Jenney. Nel padiglione della Germania spiccano gli ultimi cannoni della Krupp nell’apposito padiglione progettato dall’architetto G. Gillhausen di Essen. McCormick, costruttore di macchine agricole sin dal 1847 – all’Esposizione di Londra del 1851 aveva esposto una mietitrice da lui brevettata presenta in un piccolo museo una retrospettiva delle proprie macchine: la tecnologia migliora i materiali, le prestazioni e l’affidabilità dei prodotti destinati a un mercato sempre più esigente. Come contraltare alla Tour Eiffel gli americani costruiscono una gigantesca ruota: la Ferris Wheel ha un diametro di 76 m e prende il nome dall’ingegnere George W. Ferris di Chicago che l’ha progettata e costruita in meno di sei mesi.

Un decreto del 13 luglio 1892 istituisce l’Esposizione parigina del 1900: l’Exposition Internationale Universelle (14 aprile12 novembre). L’Esposizione ha luogo nelle aree occupate dal Palais Bourbon e dalla Place de la Concorde, dal Champ de Mars, dal Trocadero e da 110 ettari del Bois de Vincennes per un totale di 1.130.000 mq, di cui 570.000 al coperto. Con grande arditezza vengono erette costruzioni metalliche, destinate a rimanere al di là dell’effimera esistenza dell’Esposizione: tra esse eccellono il Grand Palais e il ponte Alexandre III. Per il funzionamento di 5.000 macchine viene messa a disposizione una potenza di 40.000 cavalli. L’AEG di Berlino, che domina il settore elettrico con i propri alternatori trifase, espone anche una locomotiva elettrica. E’ il trionfo dell’automobile: sono presenti Daimler, Peugeot, Michelin, Renault, Ford e la Fiat presenta tre modelli, tra cui la Duc con motore a 4 cavalli. Per l’occasione la città di Parigi viene completamente rinnovata e nel sottosuolo scorre la metropolitana appena inaugurata. L’Esposizione registra 50.860.800 visitatori.

L’Esposizione Internazionale di Milano del 1906 si tiene dal 28 aprile all’11 novembre di quell’anno in padiglioni ed edifici appositamente costruiti alle spalle del Castello Sforzesco (l’attuale Parco Sempione) e nell’area dove dal 1923 sorgerà la Fiera di Milano. Il tema scelto è quello dei trasporti. Per l’occasione si investono 13 milioni di lire dell’epoca, le nuove costruzioni sono 225 tra cui l’acquario civico. Le nazioni partecipanti sono 40, gli espositori 35.000, i visitatori sono stimati in più di 5 milioni, una cifra record per l’epoca. L’immagine simbolo dell’esposizione, realizzata da Leopoldo Metlicovitz, celebra l’apertura del traforo transalpino del Sempione, completato proprio nel 1906 (e da cui il parco omonimo prende il nome) rendendo possibile la prima linea ferroviaria diretta tra Milano e Parigi. Il tema dell’Esposizione, in omaggio al traforo del Sempione, è individuato nel “trasporto” ed in tutto ciò che richiamasse il dinamismo. Per realizzare ciò si decide di creare due settori distinti, uno all’interno del parco e un altro nell’antistante Piazza d’Armi. Pertanto sono portate in Piazza d’Armi, davanti all’ingresso dell’Esposizione tutto il materiale pesante ferroviario, mentre si dedica il parco alle mostre relative all’arte. Si pensa inoltre di collegare i due settori con una linea ferroviaria elevata. Una linea ad alta tensione ne garantisce la mobilità. Nella piazza trovano posto diverse locomotive, oltre a quelle italiane,che provengono dall’Olanda, dall’Austria, dalla Germania, dal Belgio e dalla Francia. Queste sono poi mostrate nell’eseguire manovre e nell’affrontare gli scambi automatici.

La prima idea di creare una Esposizione internazionale a Milano è del 1902 per celebrare il Traforo del Sempione, ma all’epoca, si ipotizza semplicemente di sviluppare una “Esposizione di trasporti”. In seguito si opta per un progetto di Esposizione Internazionale cui rapida adesione di altri paesi come Francia, Germania, Austria-Ungheria, Grecia, Messico, Stati Uniti, Russia, Inghilterra, Svizzera, Giappone e Spagna, convince gli organizzatori della bontà del progetto. Inizialmente si pensa di svolgere l’Esposizione nell’anno 1905, in modo da farla coincidere con la fine dei lavori del traforo, ma poi, in seguito a dei ritardi nei lavori al Sempione si deve ritardare anche l’Esposizione al fine di far coincidere i due avvenimenti. Il comitato cittadino costituitosi individua l’area del Parco, che avrebbe poi preso il nome di Parco Sempione, e ottiene rapidamente l’autorizzazione dal Comune di Milano per l’occupazione del suolo pubblico. Poi si lancia una sottoscrizione pubblica per ottenere i fondi necessari che a pochi giorni dall’inaugurazione raggiunge la cifra di sei milioni di lire. L’Esposizione Internazionale di Milano è solennemente inaugurata il 28 maggio 1906 dai sovrani d’Italia e si chiude l’11 novembre dello stesso anno con un corteo luminoso.

Su progetto dell’architetto Sebastiano Locati, all’interno dell’Esposizione Internazionale, è inaugurato il 28 aprile 1906 l’Acquario civico di Milano, che tutt’oggi è considerato uno degli edifici di maggior pregio e significato del liberty milanese. Uno dei padiglioni che riscuote grandi consensi è quello del “Parco Aerostatico” in cui sono mostrati diversi palloni. La mostra aeronautica, una delle prime del genere, ha in esposizione l’aerocicloplano costruito da Aldo Corazza da Este che era dotato di una bicicletta per creare la forza di propulsione e il dirigibile “Italia”. A tutto ciò si affiancano i padiglioni dei vari paesi che partecipavano all’esposizione, tra cui il padiglione russo che vede tra i partecipanti lo stesso zar Nicola II con la collezione di porcellane delle fabbriche imperiali. Alle iniziative strettamente connesse all’Esposizione si affiancano altre di carattere più mondano come chioschi di ristoratori e bar. È anche ricostruita una via del Cairo fornita di un ristorante tipico davanti al quale staziona un cammello. Alcuni padiglioni stranieri prevedono anche la degustazione di prodotti tipici, e in particolare si nota il padiglione cinese con il relativo ristorante.

Durante il XX secolo le Esposizioni internazionali si trasformano in complesse e raffinate vetrine degli sviluppi tecnologici e industriali, in grado di esercitare un forte impatto economico e sociale.

Dopo la prima guerra mondiale è soprattutto dalla fine degli anni Venti che emerge chiaramente la tendenza a modificare, nella realizzazione dei complessi espositivi, il rapporto tra costruzioni provvisorie e permanenti a favore di quest’ultime. A Barcellona in occasione dell’Esposizione del 1929- della quale non sarebbe rimasto quasi nulla secondo un disinformato articolo di Piacentini[1]– sono realizzate importanti opere urbanistiche ancor oggi esistenti: la sistemazione della Plaza de España e del Parque de Montjuic, del quale viene definitivamente fissata la triplice funzione di zona ricreativa e culturale, sportiva e di centro fieristico. Altri importanti lavori varati in relazione all’Esposizione sono il riassetto di Plaza di Cataluña, il collegamento tra le linee della Metro Transversal e del Gran Metro, l’interramento della linea ferroviaria della calle Balmas.

Per la Internationale Ausstellung «Die neue Zeit» che avrebbe dovuto tenersi a Colonia nel 1932, il Deutscher Werkbund aveva progettato la realizzazione di un complesso permanente di 1000 alloggi, dotato di scuola e chiesa e disposto a semicerchio attorno all’area espositiva. Era stata inoltre prevista la costruzione di un municipio, di una città universitaria e di alcune cliniche. Rinviata al 1933, quest’Esposizione, che molto si avvicina all’E42 per l’idea base di porsi come nucleo generatore di una nuova parte della città, non è realizzata per difficoltà di ordine politico. Per l’Esposizione universale di Bruxelles del 1935, attorno alla piazza nella quale sfocia il grande asse centrale del piano, è costruito un nucleo di edifici permanenti, destinati a costituire in futuro la sede della Fiera annuale, e, all’interno del parco sistemato per la manifestazione, è edificato lo stadio Heysel. L’intervento più gravido di conseguenze urbanistiche è però l’allacciamento della rete viaria della zona dell’Esposizione con le grandi arterie della ceinture intériure e exteriure, che getta così le basi per l’espansione di Bruxelles verso nord-ovest, a partire dalle aree gravitanti al nuovo parco fieristico.

Ancora verso la fine degli anni Trenta le esposizioni continueranno ad essere occasioni di interventi urbanistici di notevole entità. Per la World’s Fair di New York del 1939 è attuata la bonifica della palude di Flushing, da decenni utilizzata come luogo di concentrazione e incenerimento dei rifiuti metropolitani. Su questa esposizione sono presenti numerose relazioni. L’opera di bonifica effettuata- commenta Federico Pinna Berchet in una documentata relazione sulla Fiera di New York eseguita per il senatore Cini- ha completamente trasformato questa zona in una magnifica estensione tutta percorsa da ampie strade, viali, da piazze, giardini, fontane e parcheggi, collegata con tutti i quartieri della metropoli da molteplici vie metropolitane e di autobus, di guisa che quei quartieri di Queens e di Flushing che un tempo costituivano la zona più reietta e più disabitata sono oggi divenuti in conseguenza di questa vasta opera realizzata dall’Esposizione, quartieri di ampio respiro magnificamente serviti di ogni necessità.[2]

L’elenco delle Esposizioni degli anni Trenta coeve all’organizzazione dell’E42 è il seguente:

1939Zurigo, SvizzeraSchweizerische Landesausstellung


VP1183

L’Esposizione universale di Chicago del 1933, Century of progress, ha come tema l’energia elettrica. Nel manifesto si notano aeroplani tra grandi fari di grattacieli in un’accezione quasi futurista. Al centro una donna con un corpetto marziale libera le braccia verso il cielo in un fascio di luce. Alla base sui lati destro e sinistro vi sono due uomini intenti in lavoro artigianale.

[1] M.Piacentini, Le imprese ordinate dal Duce, cit.

[2] F. Pinna Berchet, Le esposizioni americane 1939. New York S. Francisco, pp 43-44.


6 risposte a "Le esposizioni Universali europee"

  1. Grazie! In effetti questo è un pezzo della mia tesi sull’E42:
    Luce e architettura in tre edifici dell’E42.

    Esattamente è il primo paragrafo della mia tesi. Mi è costato parecchie ricerche che sono lieta di divulgare.
    A presto!

    1. ciao sarei interessato a spaere la bibliografia che hai consultato
      sai io dedicherò un paragrafo a questo argomento
      ti ringrazio in anticipo
      in bocca al lupo

  2. – Leonardo Benevolo, Storia dell’Architettura Moderna, Editori Laterza, Bari, 2006.

    – Linda Aimone, Carlo Olmo, Le esposizioni universali 1851-1900, Umberto Allemandi & C., Torino, 1990.

    http://www.wikipedia.it

    A presto e in bocca al lupo.

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