Tornando a parlare di Postmoderno: il design di Lodz

Manufaktura e di Ksiezy Mlyn, negli aspetti di design.

Crisi dell’industria vuol dire Postmoderno, deindustrializzazione e riqualificazione urbana. Ma con le stesse parole potremmo descrivere (e sarebbe una descrizione felice oltreché palese) anche la città di Lodz. Una risposta creativa alla crisi che ha attraversato la città per parafrasare Giulio Trivelli. Pippo Ciorra fa luce sulla modernità che, in architettura e urbanistica, prima di ogni altra cosa ha voluto dire crescita urbana ininterrotta e costruzione intensiva di quartieri residenziali low-cost per le classi sociali meno abbienti. Quel che è venuto dopo l’industria è stato talvolta un ritorno al passato, una restituzione della campagna. Altre volte invece gli architetti […] hanno smesso di occuparsi di residenza collettiva e di classi subalterne e hanno concentrato le ricerche e il dialogo con i loro interlocutori su temi considerati più ‘attuali’ e stimolanti, come […] il paesaggio e lo spazio pubblico, i grandi edifici per la cultura, le aree commerciali, le grandi sedi societarie private e così via (cit. “La fine delle periferie”). Tutto questo è Manufaktura, una vecchia serie di costruzioni di fabbrica della fine degli anni ’70 dell’Ottocento. Si trattava di una filanda di seta, da qui il nome. Oggi è un complesso commerciale, ricreativo ed artistico. La ricostruzione architettonica è un valore aggiunto alla cittadina: per niente invasiva, mantiene le radici storiche dei luoghi. Si sono preservati ad esempio i mattoncini rossi non intonacati, elemento che contraddistingue fortemente il carattere post-industriale. Tutti gli edifici del complesso presentano questa caratteristica, ad eccezione del grande spazio commerciale riqualificato con vetro e acciaio. Gli archi sono stati restaurati e donano al complesso quell’aspetto nostalgico, malinconico proprio del Postmoderno.

Stessa sorte è toccata a Ksiezy Mlyn, il Mulino del prete. Nella zona, a metà del Quattrocento, esisteva il mulino del villaggio, che diventò un cotonificio nel 1820 circa. Mattoncini rossi, merlature, archi a sesto acuto, giardini, palazzi e piccole ville: un quartiere che univa spazio residenziale e spazio lavorativo, oggi reimpiega tutti i suoi spazi in forme originali, adattandosi alla forma e alle funzioni della società attuale.

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