Il concorso per il Palazzo dell’Acqua e della Luce dell’E42

ACS, Fondo E42, busta 1000, fasc. 9769/31, Pier Luigi Nervi, Palazzo dell’acqua e della luce.
ACS, Fondo E42, busta 1000, fasc. 9769/31, Pier Luigi Nervi, Palazzo dell’acqua e della luce.

 

ACS, Fondo E42, busta 1000, fasc. 9769/31, Pier Luigi Nervi, Palazzo dell’acqua e della luce.
ACS, Fondo E42, busta 1000, fasc. 9769/31, Pier Luigi Nervi, Palazzo dell’acqua e della luce.

 

ACS, Fondo E42, busta 1000, fasc. 9769/31, Pier Luigi Nervi, Palazzo dell’acqua e della luce.
ACS, Fondo E42, busta 1000, fasc. 9769/31, Pier Luigi Nervi, Palazzo dell’acqua e della luce.

 

 

Il bando di concorso[1] per il progetto del Palazzo dell’Acqua e della Luce è datato in edizione definitiva il 20 gennaio 1939 e viene bandito il 1° febbraio 1939.

Il bando è diviso in 13 articoli e inizia dichiarando che l’Ente Autonomo Esposizione Universale di Roma invita alcuni architetti e ingegneri italiani ad un concorso per un progetto di massima del Palazzo dell’Acqua e della Luce.

I concorrenti invitati in formazione di gruppo e quelli che eventualmente si raggruppino in seguito per la presentazione di un solo progetto devono preventivamente delegare uno di loro a rappresentarli.

A facilitare il compito dei progettisti, sia isolati che in gruppo è ammessa la collaborazione di esperti nell’ideazione del progetto.

L’art.2 del bando specifica che “l’edificio dovrà sorgere sul piazzale sovrastante la zona dei laghi, in asse alla via Imperiale, in posizione avanzata o arretrata rispetto al bordo del piazzale, a volontà del concorrente, ed avere un’altezza che in ogni caso dovrà essere contenuta entro i 70 m.”

Nell’art.3 si dichiara che “l’edificio sarà destinato a Mostra Storica della Luce artificiale: sarà insieme una grandiosa fontana, che costituirà un fantasioso elemento di attrazione, sfolgorante di luce e di giochi d’acqua”.

Viene messa a disposizione una quantità d’acqua pari a 500 litri al secondo, elevabili all’altezza di m. 50 dalla quota del piazzale. Per getti minori si può prevedere un’altezza di circa 70-80 metri.

Come risulta dalla planimetria allegata al bando, il Piazzale su cui deve sorgere il palazzo si trova ad una delle quote più alte dell’Esposizione da cui si domina il lago e la via Imperiale.

Nell’art.4 si specifica che i progetti devono essere costituiti dai seguenti elaborati: disegni, planimetria generale 1:500, prospetti, piante e sezioni sufficientemente quotati in scala 1:200, due o più prospettive, preventivo sommario di spesa, relazione succinta in cui devono essere descritte le strutture e i materiali di cui si prevede l’uso. L’Ente raccomanda il più largo impiego di materiali da costruzione nazionali.

Ulteriori specificazioni vengono inserite in merito alle piante, le sezioni e prospetti, richiesti con disegno a semplice contorno. Si ammette la campitura per le parti sezionate e si lascia ampia libertà di tecnica per le prospettive. Si richiede di montare tutti i disegni su supporto rigido. La presentazione di un modello in scala 1: 100 e relative fotografie rimane facoltativa.

L’art. 5 enuncia che “i progetti dovranno pervenire completi non più tardi delle ore 18 del giorno 15 marzo 1939 a cura e rischio e spesa dei concorrenti, alla Sede dell’Ente Autonomo Esposizione di Roma, di Via 4 Fontane n.20 (Palazzo del Drago).”

L’art. 7 presenta la Commissione Giudicatrice, presieduta dall’On. Cipriano Efisio Oppo e composta da: Marcello Piacentini, l’ing. Paolo Salatino, arch. Gaetano Minnucci, Ing. Cesare Palazzo, arch. Ernesto Puppo, prof. Ing. Roberto Colosimo.

Si prospetta l’eventualità che nessun progetto riesca vincitore e nell’art. 8 si sancisce che in questo caso “nessun dei suoi componenti potrà prendere parte ad, un eventuale successivo concorso che l’Ente dovesse bandire per la progettazione del Palazzo dell’Acqua e della Luce.”[2]

Nell’art. 9 si stabiliscono due premi: uno di £ 20.000 da assegnarsi al progetto vincitore e uno di £ 10000 da assegnarsi al secondo classificato.

L’art.11 specifica che “i due progetti premiati diventeranno assoluta proprietà dell’Ente”. Sono previsti indennizzi a progetti considerati meritevoli per un valore di £ 2000.

La Commissione Giudicatrice del concorso del Palazzo dell’Acqua e della Luce si riunisce nei giorni 9 e 24 maggio 1939 presso gli Uffici dell’Ente alla zona delle Tre Fontane, sotto la presidenza di Cipriano Efisio Oppo.

La Commissione, come precedentemente elencata dall’art. 7 del bando è assistita dall’arch. Bino Malpeli con mansioni di segretario.

I lavori vengono aperti con la ricognizione dei progetti presentati al concorso. Risulta che dietro invito dell’Ente hanno partecipato al concorso:

1)         l’ing. Luigi Nervi che ha presentato 8 elaborati;

2)         l’arch. Claudio Longo che ha presentato 21 elaborati;

3)         gli architetti Pietro Lombardi e Gino Franzi che hanno presentato 15 elaborati;

4)         l’arch. Adalberto Libera che ha presentato 4 elaborati;

5)         gli architetti Luccichenti, Monaco, Adriani che hanno presentato 8 elaborati;

6)         gli architetti Franco Petrucci, Enrico Tedeschi che hanno presentato 28 elaborati e un plastico in scala 1:200;

7)         gli architetti Gaetano ed Ernesto Rapisardi che hanno presentato 7 elaborati;

8)         l’arch. Umberto Nordio che ha presentato 10 elaborati;

9)         gli architetti Pietro Bottoni, Gabriel Mucchi, Mario Pucci che hanno presentato 1 elaborato in 11 fogli;

10)    l’arch. Giovanni Michelucci che ha presentato 9 elaborati;

11)    gli architetti Duilio Torres, G. Wenter Marini, Spellanzon, Piovan che hanno presentato 11 elaborati;

12)    gli architetti Del Giudice, Meo, Benciolini, che hanno presentato 10 elaborati;

13)    gli architetti Albini, Gardella, Minoletti, Palanti, Romano che hanno presentato 9 elaborati;

14)    gli architetti Berardi e Gamberini che hanno presentato 9 elaborati;

15)    gli architetti Sot-sas, Cuzzi, Pifferi che hanno presentato 9 elaborati;

16)    l’arch. Gio Ponti che ha presentato 10 elaborati.

Si constata che tutti i 16 progetti rispondono dal punto di vista formale ai requisiti previsti dal bando.

La Commissione rileva che il tema edificio-fontana viene concepito dai progetti di Lombardi, Rapisardi, Del Giudice e Libera consistenti nell’adibire una fontana a palazzo o nell’irrorare un palazzo come una fontana come nel progetto di Luccichenti. Si nota che altri si sono fermati a soluzioni intermedie, di compromesso, che non realizzano né la fontana né il palazzo, come per i progetti di Sot-sas e Nordio. Altri infine si sono smarriti in un complesso niente affatto definito di idee, accennate e presentate più nella veste di schizzi che di progetti come ad esempio per il gruppo di Bottoni.

L’attenzione della giuria si è fermata sulla grazia trovata nel progetto di Libera, “tuttavia assai più adatto per una comune fontana, che per un’opera grandiosa”[3] , sulla finezza di gusto del progetto di Luccichenti “la cui enorme costosissima mole, nell’intendimento del progettista dovrebbe essere alleggerita da una nube d’acqua spinta fino a una prevalenza di cento metri”[4], o per la robustezza della concezione, come nel progetto dei fratelli Rapisardi.

La Commissione esclude comunque tutti e 9 i progetti citati.

Tra i restanti progetti, quelli di Michelucci, Torres e Berardi, oltre a superare l’importo di spesa previsto dall’Ente,, realizzano complessi che rivelano uno sproporzionato sviluppo, o dell’edificio sulla fontana o viceversa. La Commissione loda “la classica nobiltà del progetto di Michelucci, l’impegno del progetto Torres e l’ingegnosità del progetti Berardi” ma ritiene che sia mancato l’obiettivo principale.

Il progetto di Albini si sforza di comporre in un giusto rapporto di volumi la fontana e l’edificio con una massa plastica del grande gruppo scultoreo contro la pura massa geometrica dell’edificio basso e piatto.

L’arch. Ponti ha impostato la propria soluzione partendo dal concetto che il Palazzo dell’Acqua e della Luce dovesse essere il fondale, l’estremo vasto spettacolare scenario dell’Esposizione sull’asse principale. Conseguentemente ha ideato “una costruzione di minimo spessore, di massima larghezza e altezza, costituita da due muri paralleli di vetro, le cui pareti trasparenti di testata sono solcate dalle traiettorie luminose degli ascensori. Una mole, quindi, estremamente ardita che si oppone all’andamento a spina del bacino.”[5]

Per le acque il progetto prevede un castello indipendente, davanti al Palazzo, con la creazione di un vero e proprio teatro delle acque, in cui l’estesa applicazione del principio di trasformabilità consenta di moltiplicare l’efficienza spettacolare di un continuo innovarsi di giochi d’acqua e di luce. La Commissione giudica il progetto “un complesso indubbiamente originale, tutto improntato a fresca invenzione, ad aristocratico buon gusto, ad esuberante raffinatezza; ma inteso troppo come “spettacolo”, sicché ne risulta negletto l’organismo “edificio”. Infatti il prospetto verso il mare è risolto mediante un’enorme pagina araldica, con gli stemmi di tutte le Nazioni, come un sipario dietro il quale si realizzi lo spettacolo. Ma è proprio questa concezione di un edificio come sipario e di una costruzione come struttura teatrale, a sconsigliare l’attuazione del progetto di cui trattasi”.[6]

La Commissione ritiene che i due soli progetti che si sono mantenuti aderenti al tema sono quelli dell’ing. Pier Luigi Nervi e degli architetti Petrucci e Tedeschi. Ambedue i concorrenti, cita il testo, “hanno concepito un edificio ad anello, con pareti interamente vetrata al contorno, dal cui centro si sprigionano le acque di un gran getto alimentato da forti zampilli convergenti verso il culmine, (progetto Nervi); o aprentesi a rosa, fino a scavalcare l’anello, (progetto Petrucci-Tedeschi). L’edificio è posato sul fondo della vasca e, anzi, ne costituisce l’adeguato margine, nel progetto Nervi; è invece sollevato in alto da aerei sostegni, nell’altro.”[7]

La Commissione dichiara che l’esame dei progetti in questioni rileva che “nessuno di essi raggiunge il desiderato grado di perfezione artistica né la grandiosità richiesta dal tema”.

Ultimato così l’esame di merito, la Commissione unanimemente propone:

1) di non procedere all’assegnazione del primo premio, non essendo trovato alcun progetto meritevole di esecuzione;

2) di suddividere ex-aequo l’importo del secondo premio (£ 10000) fra l’ing. Pier Luigi Nervi e gli architetti Petrucci e Tedeschi;

3) di assegnare la somma di £ 2000 a titolo di indennizzo, conformemente all’art. 9 del bando, agli architetti: Ponti, Albini, Gardella, Minoletti, Palanti, Romano (in gruppo); Michelucci, Torres, Wenter, Marini, Spellanzo e Piovan (in gruppo); Berardi e Gamberini (in gruppo), di cui i progetti risultano meritevoli di particolare segnalazione.

Successivamente gli architetti dei due progetti classificati ex-aequo sono invitati ad unirsi in collaborazione per studiare un nuovo progetto in base a nuove direttive, per cui la costruzione avrebbe dovuto assumere “più il carattere di una grandiosa fontana anziché quello di un edificio per la Mostra dell’acqua e della luce.”[8]L’ing. Nervi non ritiene opportuno aderire a tale invito, e il progetto resta agli architetti Petrucci e Tedeschi.

La convenzione[9] tra l’Ente Autonomo Esposizione Universale di Roma e gli arch. Franco Petrucci ed Enrico Tedeschi è commissionata dal presidente dell’Ente, l’On. Vittorio Cini e richiede la progettazione e direzione artistica della grande fontana monumentale sul piazzale dell’arco E42.

L’art. 2 della convenzione sancisce che il progetto di massima sarà composto dai seguenti elaborati:

– una relazione descrittiva dell’edificio dal punto di vista funzionale, di carattere artistico con l’indicazione esatta dei materiali e dei tipi di lavorazione da impiegare;

– le necessarie planimetrie in scala 1:200 e 1:500 quotate anche altimetricamente e comprendenti le sistemazioni esterne accessorie;

– tutte le piante nel rapporto 1:100;

– due o più sezioni nel rapporto 1:50 e 1:100;

– tutti i prospetti nel rapporto 1:50;

– gli eventuali schizzi prospettici e in particolare nel rapporto 1:20 di quelle parti di carattere speciale per cui occorre tempestivamente predisporre la costruzione del rustico.

Il progetto viene presentato nel febbraio del 1940 completo di tutti i disegni di piante, prospetti, sezioni, prospettive e corredato da un preventivo di spesa.

Anche la fontana monumentale non viene mai realizzata.

Nel 1960, in occasione delle Olimpiadi viene realizzata la piscina delle rose[10] ad opera degli architetti Biuso e Gigli.


[1]              ACS, Fondo E42, busta 905, fasc. 7892.

[2]              ACS, Fondo E42, busta 905, fasc. 7892

[3]              ACS, Fondo E42, busta 905, fasc. 7892, verbale della commissione giudicatrice del concorso per il progetto del Palazzo dell’Acqua e della Luce.

[4]              Idem nota 61

[5]              Idem

[6]              ACS, Fondo E42, busta 905, fasc. 7892, verbale della commissione giudicatrice del concorso per il progetto del Palazzo dell’Acqua e della Luce.

[7]              idem

[8]              ACS, Fondo E42, busta 905, fasc. 7892, Relazione all’Eccellenza il Presidente per la liquidazione del compenso agli architetti Petrucci franco e Tedeschi Enrico per la progettazione della fontana monumentale e studi sulla sistemazione della zona della cascata.

[9]              ACS, Fondo E42, busta 905, fasc. 7892, Convenzione tra l’Ente Autonomo Esposizione Universale di Roma e gli arch. Franco Petrucci ed Enrico Tedeschi per la progettazione e direzione artistica della grande fontana monumentale sul piazzale dell’arco E42.

[10]             Vedere riferimento parte I par. 6.

TRATTO DA: Tesi di laurea Luce e Architettura in 3 edifici dell’E42, di Valentina Giannicchi, relatrice Prof. Antonella Greco, correlatrice: Arch. Leda Diodovich, anno 2009, La Sapienza Roma. tesi disponibile in Archivio Centrale di Stato di Roma.

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