Intervista al Radicale Pier Paolo Segneri

Pier Paolo Segneri (Frosinone, 3 maggio 1973) è un esponente dell’area politica Radicale. Si definisce liberale, libertario e democratico. E’ membro della Giunta esecutiva di Radicali Italiani. La sua azione politica e il suo percorso professionale sono contraddistinti da una  personalità eclettica: scrittore, politico, regista e autore teatrale, insegnate di Lettere, collabora con diverse testate giornalistiche e scrive articoli o editoriali per diverse riviste on-line. Nel 1996, si è laureato in Lettere Moderne presso l’Università La Sapienza di Roma, con una tesi in Letteratura italiana moderna e contemporanea dal titolo “Leonardo Sciascia e la mafia”. L’anno successivo è divenuto Consigliere comunale di Frosinone, incarico che ha ricoperto per un anno. Nel 2002 è stato tra i fondatori dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di cura e di ricerca scientifica. Nel 2004 si è diplomato presso la Scuola di Liberalismo di Roma. Sempre nel 2004, con il libro “la rosa è nel pugno”, ha definito e ideato e promosso il progetto politico della Rosa nel Pugno che si è realizzato soltanto un anno dopo. Attualmente Presidente dell’Associazione Radicale Pier Paolo Pasolini della Provincia di Frosinone. E molto altro ancora…

1)      Politica è Cultura è lo slogan dell’Associazione Radicale “Pier Paolo Pasolini” della Provincia di Frosinone di cui sei il Presidente. Nel panorama culturale di oggi sembra quasi essere un paradosso. Come lo giustifichi?

Mi piacciono i paradossi. Politica è Cultura, ma non dovrebbe essere un paradosso, anzi! Cultura è Politica. Sembra incredibile, ma certe affermazioni, oggi, appaiono rivoluzionarie. Oserei dire: copernicane. Producono un cambiamento di prospettiva e di visuale. Il Capo dello Stato, recentemente, ha affermato: «Sono convinto che ci sia stato un più o meno graduale, e in alcune fasi alquanto brusco, grave impoverimento culturale dei partiti e un impoverimento della funzione formativa dei partiti stessi». Ecco, ritengo che il Presidente Napolitano abbia colto il punto centrale da cui si muove l’iniziativa della nostra Associazione territoriale dedicata a Pasolini.

2)      I Radicali: liberali, libertari e libertini. Quali limiti nel panorama politico italiano attuale e perché?

No, i Radicali sono liberali, liberisti e libertari. L’aggiunta del termine “libertini” è soltanto goliardica e non appartiene alla connotazione della galassia ma, eventualmente, alla sola responsabilità dei singoli. I limiti sono i limiti di un Potere che non vuole limiti e che travalica, offende, calpesta la libertà degli altri, dei cittadini, delle persone.

3)      Come membro di Giunta esponi i punti più importanti delle battaglie Radicali del 2011 secondo il tuo parere.

Le battaglie di sempre: la lotta per la legalità e per lo Stato di diritto, la vita del diritto per il diritto alla vita. Nel nostro Paese non-democratico e illiberale siamo fermi, paralizzati, immobili: senza più giustizia né legalità.

4)      La tua idea sul progetto di una Costituente liberale e democratica.

Il conflitto politico oggi in corso è tra Partiti e Individuo, tra “democrazia reale” e “democrazia liberale”, tra pragmatismo ideologico e governo delle cose, tra Potere e Forza, tra antipolitica e politica. O riusciamo a realizzare la Riforma conquistando spazi di libertà, di legalità e di uguaglianza dando un assetto liberale e democratico alle nostre Istituzioni oppure non c’è via di uscita da questa crisi. Solo buio. Perché la “democrazia reale” ha costretto i cittadini ad una schiavitù mascherata da libertà. Quando si ha l’illusione di essere liberi, non si trovano più i motivi per ribellarsi all’oppressione del Potere trasversale e fine a se stesso.

5)      “ Dove il potere nega, in forme palesi, ma anche con mezzi occulti, la vera libertà, spuntano ogni tanto uomini ispirati come Andrei Sacharov e Marco Pannella, che seguono la posizione spirituale più difficile che una vittima possa assumere di fronte al suo oppressore: il rifiuto passivo. Soli e inermi, essi parlano anche per noi ”
Eugenio Montale, Corriere della sera – 1974

Sono le parole con cui Marco Pannella ha aperto il suo ennesimo sciopero della fame.

Perché in Italia oggi nessun esponente di cultura rilevante si esprime in questi termini su grandi testate?

Perché viviamo in una non-democrazia, non c’è la possibilità di far circolare le idee, gli organi di informazione di massa escludono le voci scomode, non c’è circolazione delle élites, non c’è conoscenza e, senza conoscenza, non può esserci democrazia. Infatti, in Italia, la democrazia è soltanto “reale”, come nel novecento c’era il “socialismo reale”. A tal proposito, il presidente Napolitano, quando ha parlato di «divorzio tra politica e cultura», ha insistito dicendo che si tratta di un «divorzio della politica dalla cultura, ma anche della cultura dalla politica». Il rapporto, dunque, si è rotto da entrambi i lati.

6)      Dopo Pier Paolo Pasolini, Enzo Biagi e Indro Montanelli abbiamo in Italia oggi esponenti di pari merito?

Sono tre personalità diverse, tra loro distinte, a volte addirittura distanti. Non andrebbero confuse. Oggi è il Potere ad essere distante e la Cultura a volersi distinguere. Non si tratta di stilare una classifica dei “migliori”, ma di costruire un terreno “altro” rispetto a quello della partitocrazia imperante. Un “altro” terreno diverso da quello del blocco di Potere di destra o di centro o di sinistra. Una volta, nel 1979, Montanelli scrisse così di Pannella: “In caso di pericolo o di carestia, ve lo vedremo tornare portandosi al seguito mandrie di cavalli e di bufali selvaggi, quali noi non ci sogneremmo mai di catturare e domare. Questo è Pannella. Voti non possiamo dargliene. Ma ci auguriamo che sia lui a mietere quelli che non ci appartengono”. Ancora oggi è così, ma non c’è più Montanelli a scriverlo. Puoi farlo tu!

7)      Alexis de Tocqueville e John Stuart Mill. Cosa tramandare e a chi?

Hai citato il nome di due fari del pensiero liberale. Due pensatori che illuminano il cammino fino ai nostri giorni. Ti aggiungo un terzo nome. Il filosofo liberale Benedetto Croce affermava: «Non bisogna dimenticare che il liberalismo disgiunto dalla democrazia inclina sensibilmente verso il conservatorismo, e che la democrazia, smarrendo la severità dell’idea liberale, trapassa nella demagogia e, di là, nella dittatura». C’è da tramandare il “metodo liberale”, che non è un’ideologia, ma una filosofia e, dunque, è il presupposto necessario a qualunque azione. Infatti, dove non vi è il metodo liberale, lì attecchisce il Potere, l’oppressione, la prepotenza, l’arroganza, la cupidigia, il cinismo. A volte, subentra anche il caos.

8)      L’opposizione in Italia: critiche e meriti.

Non ci sono opposizioni, se non opposizioni di Regime, nel Regime, dentro il Regime. Al massimo si intravedono alcune fronde o alcuni singoli capaci di critiche non convenzionali e non-conformiste. Molti sono i rivoluzionisti, pochi i rivoluzionari. Tanti si dicono riformisti, pochi sono davvero riformatori. I meriti spero siano quelli futuri, quelli che ancora non si sono visti, altrimenti rischiamo di guardare sempre indietro o nell’eterno presente e mai davanti. Vorrei che ci voltassimo a guardare al nostro futuro.

9)      Radicali  e PD. Qual è la tua linea in merito?

Il rapporto tra il Pd e i Radicali dipende anzitutto dalla necessità di una discussione aperta sull’idea di una costituente liberale e democratica e del progetto Lib-Dem. Se il Pd non esce dal gioco del campo partitocratico, ritengo che i Radicali finiranno con il coltivare un “altro” terreno anche rispetto al Pd. La mia proposta, insomma, è quella di verificare, con chi ha intelligenza e lungimiranza, la possibilità della nascita di un progetto politico Lib-Dem. E’ una discussione che può aiutare tutti. Può aiutare la politica, le istituzioni, i poteri dello Stato. Vorrei capire, però, se il Pd ha o no la forza e la volontà per aprire una discussione sull’alterità di un progetto politico Lib-Dem, cioè laico, liberale, socialista, libertario e democratico. Se non c’è discussione, non c’è democrazia. Se il Pd non ha questa forza, non è democratico.

10)  La filosofia del “tavolo Radicale” è un concetto di rapporto diretto con l’elettorato. Nel Municipio I di Roma anche grazie ai frequenti tavoli di Largo Argentina alle ultime Regionali avete superato l’8%. Perché non siete forti nelle Province?

Il problema si trova alla radice. Siamo Radicali per questo motivo: perché andiamo sempre alla radice delle questioni. Il nostro consenso elettorale è determinato da una scelta e da un fatto storico: siamo nati nel 1955 come liberali e democratici, vogliamo restare liberali e democratici, il che significa avere un certo tipo di visione della politica e delle istituzioni. Se cedessimo agli strutturalismi, saremmo un partito come ce ne sono tanti. Infatti, la discussione sulla forma-partito è al centro del dibattito dei Radicali perché sappiamo che il verticismo, la partitocrazia, le organizzazioni burocratiche e correntizie, i cesarismi, le spartizioni sottobanco alimentano soltanto il Vecchio Potere. Nelle Province regna il Regime: clientelare, becero, partitocratico. I cittadini sono migliori della loro classe politica, ma non possono esprimerne un’altra perché non hanno le fonti di conoscenza per scegliere secondo la loro stessa coscienza e volontà di cambiamento.

11)  Che significa essere “militante Radicale”?

Innanzitutto, significa avere in tasca la tessera dei soggetti Radicali. E’ il presupposto. Poi viene tutto il resto.

12)  Che livello di democrazia esiste oggi in Italia?

E’ un livello che Marco Pannella ha definito, appunto, da “democrazia reale”. Una democrazia è liberale, invece per dirla alla Montesquieu, quando riesce a combinare il principio della sovranità popolare con la tutela dei diritti liberali e con la divisione dei poteri. In una democrazia liberale, libertà economica e libertà politica sono inscindibili, non vi può essere l’una se manca l’altra e viceversa.

13)  Il Pdl è liberale?

No. Ma ci sono dei singoli liberali nel Pdl. Sono singoli esponenti. Penso ad Antonio Martino. Nel Pdl ci sono alcuni liberali, soprattutto tra gli elettori.

14)  Il PD è democratico?

No, ma ci sono ancora dei democratici nel Pd e non altrove.

15)  L’IDV. Quali valori di Di Pietro sono vicini ai Radicali?

I Radicali non parlano di “valori”. Quelli preferiamo lasciarli a chi ha la “borsa valori”.

16)  La Costituzione. Perché difenderla?

Perché l’hanno distrutta pezzo dopo pezzo, a partire dal giorno dopo la sua promulgazione. Sono oltre sessanta anni che ne fanno brandelli. Anche e soprattutto a sinistra. Bisogna difendere la lettera della Costituzione dalla Costituzione materiale. Del resto, Berlusconi è un prodotto di quella partitocrazia che risale alla cosiddetta Prima Repubblica. L’attuale premier non è certo l’origine del male che, infatti, ha avuto inizio ben prima di lui. Spesso per mano della sinistra. Anche di questa sinistra e della sua classe politica. Ci vuole un “laltro” terreno. Ma bisogna prepararlo.

17)  Il miglior politico dall’inizio della Storia d’Italia?

Non è una domanda scontata. Può avere diverse letture. Bisognerebbe intendersi sul vocabolo “miglior” e, soprattutto, su che cosa significa “politico”. Perciò, se la questione non è scontata, ancor meno può esserlo la risposta. Se per te va bene, per non andare troppo indietro nel tempo, mi limiterei alla Storia della nostra Repubblica, degli ultimi sessantacinque anni: Alcide De Gasperi, Luigi Einaudi, Giuseppe Saragat. E Pannella!

18)  In tre aggettivi: Emma Bonino.

Pragmatica (è una donna di Governo molto concreta), poliglotta (conosce e parla sette lingue!), coraggiosa.

19)  In tre aggettivi: Marco Pannella.

Bestione, lungimirante, intelligentissimo.

20)  In tre aggettivi: Mario Staderini.

Viscerale, responsabile, insolito.

21)  In tre aggettivi: Pier Paolo Segneri.

Non chiederlo a me…!

Grazie,

Arch.jr. Valentina Giannicchi

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