Fine delle trasmissioni. Inizio di una storia di design

MonoscopioPer anni ha accompagnato le nostre serate, era sempre lì, presente all’inizio e alla fine delle trasmissioni televisive: parliamo del monoscopio. Quell’immagine televisiva fissa che non era solamente un bel disegno colorato, ma che funzionava come un vero e proprio strumento utile a diagnosticare i difetti che si potevano presentare in un monitor. Verificava la qualità delle emissioni e delle apparecchiature televisive, in parole povere regolava colori, contrasti e luminosità. 

Ma non solo! In fondo, se ci si pensa, il monoscopio è stato più che mai fondamentale all’epoca delle prime televisioni private, quando la programmazione non copriva l’intera giornata e quindi serviva a tappare i buchi quando i programmi non erano in onda.

Oltre agli elementi grafici utili per i tecnici, ogni monoscopio conteneva il logo e altre informazioni sul canale impiegato. Per questa ragione, ma soltanto in seguito, quasi tutte le immagini fisse contenenti il logo dell’emittente (utilizzate per coprire i vuoti nella programmazione, senza nessun tipo di parametro tecnico) o solamente le barre del colore (con eventuale nome dell’emittente) vennero chiamate meno propriamente monoscopio. Un’immagine maggiormente notturna, quasi onirica. Faceva parte delle nostre vite e inconsapevolmente ci spiava (dal greco μόνος mónos “uno, unico” e σκοπέω skopéō “osservo”). Oggi, il monoscopio, è praticamente scomparso; i riparatori TV si sono attrezzati con altri strumenti.

Il monoscopio allora diventa un ricordo, qualcuno ne parla come si trattasse di un vintage, nostalgicamente. Una malinconia che si lega agli anni ’70-’80, alla magia che si respirava in quel periodo.

Monosopio
Ma se per qualcuno è un ricordo, altri lo hanno dimenticato, altri ancora non lo hanno mai conosciuto. In soccorso a questi ultimi il design che rinverdisce e soprattutto lo presenta all’immaginario collettivo delle generazioni odierne. Lo ritroviamo infatti in una vastissima gamma di oggetti: tavoli, sedie, piatti o vassoi, orologi da parete, quadranti (assai noti quelli di D&G), serie di Scanner Painting (opere d’arte di Marcello Bersini), accessori, t-shirt, borse, cover per smartphone, librerie, abiti divertenti (vedi quelli cosiddetti OppoSuits)… Un repertorio pop che racconta una storia post-moderna e che oggi assume diverse declinazioni: che sia un stimolo a rivalutare i momenti di silenzio ormai scomparsi? E’ probabile che ci stia ancora spiando?

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